La storia
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Materiale linguistico moderno

Morante, Elsa <1912-1985> - Morante, Elsa <1912-1985>

La storia

Abstract: A questo romanzo (pensato e scritto in tre anni, dal 1971 al 1974) Elsa Morante consegna la massima esperienza della sua vita dentro la Storia quasi a spiegamento totale di tutte le sue precedenti esperienze narrative: da L'isola di Arturo a Menzogna e sortilegio. La Storia, che si svolge a Roma durante e dopo la seconda guerra mondiale, vorrebbe parlare in un linguaggio comune e accessibile a tutti.


Titolo e contributi: La storia : romanzo / Elsa Morante ; introduzione di Cesare Garboli

14. ed.

Pubblicazione: Torino : Einaudi, 2005

Descrizione fisica: XXXII, 671 p. ; 21 cm

ISBN: 8806177409

EAN: 9788806219642

Data:2005

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: Super ET

Nomi: (Editore) (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.914 Narrativa italiana. 1945-1999 [22] A N 85- Narrativa italiana (0) Nuovi classici <genere fiction> Storico <genere fiction>

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2005
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

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Nella saggistica storica si parla quasi sempre dei protagonisti e degli eventi che gli stessi hanno determinato e così gli attori sono politici, uomini di stato, alti gradi militari, industriali e banchieri, insomma chi, a vario titolo, viene definito il padrone del vapore. Ci sono però anche quelli che subiscono questi eventi, comparse senza volto a cui nei saggi si fa sporadicamente riferimento, proprio di una massa indistinta che sempre rimarrà tale, anche quando il fatto si è concluso ed è calato il sipario sul teatro della vita. E’ a questi sconosciuti che Elsa Morante ha dedicato La storia, un romanzo di straordinaria bellezza, di una notevole profondità a dispetto di una semplicità di esposizione che, senza tralasciare nulla, dice esemplarmente tutto. Non c’è retorica, né ci sono eroi, e questo è un altro pregio dell’opera, atteso che dato il periodo in cui si svolge la trama (dal 1941 al 1947) e quindi per la quasi totalità durante la seconda guerra mondiale, sarebbe stato facile, ma non intelligente, abbondare di retorica e di atti di valore.
La storia narra di Ida Ramundo, una vedova con un figlio adolescente di nome Ninnuzzu e un altro, frutto di una violenza subita per opera di un tedesco ubriaco, di nome Giuseppe, ma chiamato poi da tutti Useppe. La vita è quella della povera gente, ancor più misera per il periodo bellico, con Ida, maestra elementare, che si arrangia come può per mandare avanti la sua famiglia. Più male che bene si riesce a campare, nell’incubo dei pericoli della guerra e con il non infondato timore di Ida di subire delle conseguenze per l’essere in parte ebrea. Poi il bombardamento sul quartiere romano di San Lorenzo distrugge la casa in cui Ida e i suoi familiari abitano, così che è gioco forza adattarsi a un alloggio comune. Si tratta di esseri umani che non sono protagonisti della storia, ma che la subiscono ogni giorno, anche con le inquietudini che caratterizzano il dopo guerra, e senza dimenticare che, ricchi o poveri, ci si può ammalare, ma che per i poveri non ci sono l’assistenza e le medicine riservate ai ricchi.
La trama, tutto sommato, potrebbe sembrare poca cosa, ma è l’abilità di chi scrive, la sua capacità di ricreare ambienti, atmosfere e di suscitare emozioni che nobilitano le pagine, che fanno di una storia la storia di tutti, di tutti quelli che patiscono le decisioni di chi conta, loro che sono numericamente assai più numerosi, ma che non hanno nessuna voce in capitolo, loro che comunque vada a finire la storia in cui sono semplici comparse non avranno né prebende, né vantaggi, ma, solo nella migliore delle ipotesi, una sofferenza minore di quella che di solito patiscono.
Ci sono pagine che mi hanno commosso, mi hanno inumidito gli occhi, perché una donna mite come Ida avrà tanto ancora da subire, come la morte del primo figlio, che scompare in circostanze drammatiche, e le condizioni di salute di Useppe, nato sottopeso, minato da una malattia poco conosciuta clinicamente all’epoca (l’epilessia) che lo isola dagli altri bimbi, ma non gli toglie quel desiderio di afferrare una vita che giorno dopo giorno gli sfugge di mano. La povera donna darà i primi segni di cedimento della sua mente con la morte di Ninnuzzu, per poi avere il colpo di grazia con la scomparsa di Useppe, a cui sopravviverà per alcuni anni, ma ormai vinta, un povero essere che tanto ha combattuto per i suoi figli e che senza di essi non è più nulla, è svuotata del tutto, senza più volontà, solo un cuore che batte sempre più piano.
La storia è un romanzo stupendo, uno di quelli che restano per sempre nel cuore di chi legge.

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