Archangel
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Materiale linguistico moderno

Harris, Robert <1957->

Archangel

Abstract: Davanti a Fluke Kelso, in una immobile notte moscovita, siede Papu Rapava, veterano dell'esercito sovietico. La storia che ha da raccontare è di quelle che possono sconvolgere la vita di un'intera nazione. Papu era presente alla dacia di Stalin la sera in cui il dittatore morì, e giura di aver asistito al furto delle sue carte, in particolare di un misterioso quaderno a cui molti neo-comunisti danno la caccia. Sarà per questo che poche ore dopo Kelso trova Papu Rapava assassinato? Difficile dirlo. Di certo im una Russia squassata dalle lotte di potere, qualcosa sta per succedere. Forse Stalin vuole tornare.


Titolo e contributi: Archangel / Robert Harris ; traduzione di Renato Pera

Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, 1998

Descrizione fisica: 358 p. ; 23 cm.

ISBN: 88-04-45113-0

Data:1998

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: Omnibus

Nomi: (Autore) (Editore)

Soggetti:

Classi: 823 /9 Letteratura narrativa in lingua inglese - 1945-1999 [11] 823.92 Narrativa inglese. 2000- [22] Spionaggio <genere fiction> Thriller <genere fiction>

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 1998
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

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Ultime recensioni inserite

Ogni tanto questo pur bravo autore confeziona libri non all’altezza della sua meritata fama; mi era già accaduto con Pompei e ora si ripete con Archangel.
La trama di per sé sarebbe notevolmente interessante, perché si narra di un ex professore di storia sovietica all’Università di Oxford, tale Fluke Kelso che a Mosca per un congresso incontra nella hall dell’albergo dove alloggia un veterano dell’esercito sovietico, Papu Rupava, che gli racconta una strana storia sulla morte di Stalin e di ciò che accadde quando il dittatore fu trovato in stato comatoso nella sua residenza di campagna. Ciò che gli dice è una di quelle rivelazioni in grado di sconvolgere non solo la vita di una nazione come la Russia, ma addirittura gli equilibri mondiali. Per ovvi motivi non vado oltre e questa volta più che in passato ho preferito iniziare il commento critico solo con un breve accenno alla trama.
La vicenda è particolarmente intricata e il lettore deve stare molto attento, dovendo anche a volte ritornare a qualche pagina precedente, tanto più che il thriller, perché di thriller si tratta, stenta a decollare e prende quota dopo un avvio piuttosto laborioso e lento, quasi che il romanzo fosse stato scritto da certi autori russi noti anche per la grevità delle loro opere. Peraltro si apprezza la capacità di rendere l’atmosfera opprimente di un paese che, uscito dalla dittatura sovietica, ha mantenuto tuttavia inalterata la sua struttura dominante sui suoi cittadini. Come in un recente passato gli agenti del KGB sono onnipresenti e si avverte chiara la sensazione di essere sorvegliati, di trovarsi in una gigantesca macchina dove la propria libertà è un valore ancora lontano da raggiungere.
Dicevo del thriller ed è così, fra furti di quaderni, ammazzamenti, una tensione spasmodica per avere completa contezza di un evento accaduto tanti anni prima (la morte di Stalin senza lasciare eredi, o forse no...), le manifestazioni dei nostalgici, insomma tanta carne al fuoco nella pericolosa ricerca della verità che Fluke Elso antepone a tutto.
Non è certo il miglior libro scritto da Harris, anche se, superata la lentezza dei primi capitoli, è in grado di assicurare al lettore il giusto divertimento. Fra l’altro dal romanzo è stato tratto un film nel 2005 diretto da Jon Jones e interpretato da Daniel Craig, noto per aver avuto il ruolo di James Bond in cinque pellicole. Non ho visto il film e quindi nulla posso dire in proposito, anche se pare non abbia incontrato un grande successo.
Comunque il romanzo ha un merito particolare, che emerge nel finale in verità un po’ troppo fantasioso, e cioè che il popolo russo è stato sempre talmente dominato dai suoi capi - di volta in volta lo zar, Stalin e a seguire gli altri - da avere la necessità di essere condotto per mano da un uomo forte, indipendentemente dalle sue effettive qualità, anzi ammirato e osannato tanto più il suo comportamento è da despota.

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