|
|
| Thread |
Order:
Relevance |
Date |
Title
|
RSS Feed
|
|
bYhnwhuMFHIlaREi
9faUPE http://www.y7YwKx7Pm6OnyJvolbcwrWdoEnRF29pb.com
- 10 anni fa
|
|
Cadenze d'inganno - Laila Baraldi
E' un libro autobiografico. L'autrice ci introduce nella storia della sua famiglia, riabbracciando i luoghi della sua infanzia.
La casa vecchia, che ora è stata demolita, è il punto di partenza e di arrivo del libro.
In occasione di un trasloco, Laila ritrova oggetti, documenti, fotografie, abiti. Attraverso i ricordi, con rara sensibilità, ricostruisce fatti e avvenimenti, anche dolorosi e drammatici, che la riguardano. Intraprende ricerche e un lungo, coraggioso viaggio in Polonia e Germania sulle tracce dei luoghi di deportazione del padre. Ci trasmette le sue emozioni e riflessioni sul puzzle della vita.
Commento di Mara -BiblioTè-
Elsa Riccadonna - 11 anni fa
|
|
Calcio! - Juan Esteban Constaín
Questo romanzo storico mi è molto piaciuto. Parla dell’Europa all’inizio del ‘500, del calcio e della partita giocata a Firenze in piazza S. Croce nel 1530 fra i repubblicani fiorentini, che si erano momentaneamente liberati dalla signoria dei Medici e gli assedianti spagnoli di Carlo V appoggiati da papa Clemente VII Medici.
Lo spunto che dà origine alla storia è una ipotetica disputa fra gli illustri accademici di Oxford e il prof. Arnaldo Momigliano, lì rifugiatosi per motivi razziale fuggendo dall’Italia fascista. Tutta la controversia è trattata con l’eleganza e l’ironia attribuita agli inglesi e il suo sviluppo cattura l’interesse fino all’ultima pagina. Una bella scrittura, ricca di invenzioni, mai banale, rende questo libro una occasione per rileggere la storia del nostro Rinascimento, tempo cruciale nella formazione della nostra cultura, e per riflettere su passione civile e sportiva.
Consigliato a chi desidera una lettura brillante, divertente e originale.
LUIGI SAVORELLI - 12 anni fa
|
|
Calisthenics bodybuilding - Roberto Rillo
non capisco il fatto di potenziare i muscoli, in quanto NON c'è scientificamente ipertrofia del muscolo. al massimo c'è beneficio nelle articolazioni.
Così la NASA ha valutato negativamente il tipo di esercizi https://en.wikipedia.org/wiki/Isometric_exercise#NASA_studies.
Tempo buttato nel leggere il libro.
CARLO SAI - 6 anni fa
|
|
Camon - Filippo Cerantola
Non è certo facile scrivere di Ferdinando Camon, anzi sono dell’opinione che sia particolarmente difficile, perché non è un autore monotematico, ma un attento osservatore della società e del suo divenire che analizza in modo accurato, ritraendo quadri letterari che sono sostanzialmente la realtà. Ci ha provato Filippo Cerantola con questo suo Camon, un lavoro che mi è sembrato molto ben realizzato, volto a proporre al lettore un’immagine completa di uno dei maggiori autori della nostra letteratura e credo che anche lo stesso Camon sia d’accordo sul buon risultato dell’opera.
In 288 pagine c’è tutto, proprio tutto, esposto in modo organico e razionale, la sua vita, i suoi rapporti con gli altri, il suo pensiero politico, l’analisi della sua produzione letteraria distinta in Ciclo degli ultimi, Ciclo del terrore e Ciclo della famiglia, i numerosi articoli pubblicati su diversi giornali.
Proprio per quanto concerne i romanzi e anche le poesie ho notato, con piacere, che il giudizio, sia pur necessariamente abbastanza sintetico, è tuttavia esaustivo, a tutto vantaggio ovviamente di chi legge che così può avere una visione completa di tutte le sue opere, tale da comprendere la grandezza del loro autore, ma anche da invogliarlo a procedere alla loro lettura.
Per quanto i libri dei singoli cicli siano rappresentativi delle realtà di una società in evoluzione (basti pensare a Occidente, con la tematica del terrorismo che ha insanguinato a lungo l’Italia) e dunque siano tutti estremamente interessanti, compreso quello della famiglia, così cambiata negli anni, credo che Ferdinando Camon sia più noto per i suoi romanzi del Ciclo degli ultimi (Il Quinto Stato, La vita eterna, Un altare per la madre, Mai visti sole e luna, La mia stirpe). Lì si parla di una civiltà millenaria scomparsa in pochi anni, un mondo che era tutto a sé, fatto di miseria, di superstizioni, ma anche di reciproco soccorso, laddove la civiltà contadina per uno nato oggi sarebbe del tutto incomprensibile. Il tema è particolarmente sentito da Camon perché lui era parte di questa civiltà, figlio di contadini viveva in campagna, e quindi ne ha conosciuto i riti, è stato testimone della sua arretratezza, ha provato sulla sua pelle la sofferenza di essere contadino. Ed è stato proprio Il Quinto Stato il libro che lo ha fatto conoscere ai lettori, un volume che ha beneficiato della prefazione di Pier Paolo Pasolini, suo grande estimatore. Sono poche righe, due paginette sul cui contenuto tuttavia lo scrittore padovano dissente; all’epoca non si oppose, vista anche la notorietà del prefatore, ma in seguito, ripensandoci, si accorse che l’immagine che Pasolini aveva ritratto era di una civiltà sì morta, ma a cui era auspicabile tendere di nuovo, considerandola una sorta di Arcadia. Invece, il mondo contadino si estrinsecava in una situazione statica, in una vita di autentica sofferenza per una miseria atavica e che pareva irrimediabile; pertanto, secondo Camon, era più che giusto che finisse, demolito dall’industrializzazione e dal consumismo, grazie ai quali tanti miserabili potevano accedere a un po’ di benessere e a un’esistenza più dignitosa, ma come sempre capita laddove prevale il denaro si perdono i sentimenti, gli unici pregi fra tanti difetti. Al riguardo mi sovvengo di una frase che Ferdinando Camon inserì in una risposta all’intervista che gli feci l’8 maggio 2009 e che ha una valenza universale, essendo una gran verità: ”Il progresso ha un prezzo. È molto quel che guadagniamo, ma è molto quel che perdiamo. Io racconto quel che perdiamo. Sono un narratore parziale e limitato, lo so e lo dichiaro. Non sono un narratore del progresso, ma del prezzo del progresso.”.
Per quanto si tratti di saggistica, cioè di un lavoro di lenta assimilazione, mi sento di dire che Cerantola meglio non poteva fare, grazie anche allo stile snello e alla capacità di focalizzare rapidamente le tematiche, riuscendo a dire molto senza dilungarsi eccessivamente. Peraltro l’editore Apogeo ha corredato il libro di due scritti, uno del poeta e scrittore Gian Mario Villalta e l’altro del docente universitario e critico letterario Massimo Onofri, contributi importanti e autorevoli che lo impreziosiscono ulteriormente.
Non dico altro, meglio di me potrà dire la lettura di questo riuscito saggio.
RENZO MONTAGNOLI - 1 anno fa
|
|
Campo tachionico - Maddalena Galliani
libro inutile. È una mera pubblicità ad un prodotto di nome "Takionic"
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/11/22/farmaco-truffa-e-non-registrato-via-allinchiesta-sul-takionicTorino08.html
«UN passepartout per il benessere, per la giovinezza, per l'amore ». Potenziano i "chakra", rendono più magri e senza cellulite, proteggono da onde e campi elettromagnetici, aumentano l'ossigenazione del sangue, guariscono cicatrici e leniscono dolori. Davvero miracolosi i prodotti della ditta "Takionic", ovvero «la chiave d'accesso per l'energia universale»: creme, gioielli, amuleti, dentifrici, dopobarba, tessuti, perle, cappellini, tutti a base di «energia tachionica ». Ma cos'è il "takionic"? È «un'ipotetica particella avente massa immaginaria che avrebbe velocità superiore a quella della luce». Ma ora è anche l'argomento di una nuova inchiesta del pm Raffaele Guariniello, che ha ipotizzato il reato di frode in commercio e violazione della legge sui farmaci per l'azienda che commercializza questi prodotti. Sotto la sua lente, in particolare, sono finite le creme, l'argilla e l'olio «tachionici » della linea Bio26 perchè reclamizzati con proprietà curative. Riassorbirebbero gli edemi, favorirebbero i movimenti osteoarticolari, migliorerebbero circolazione e flusso linfatico, ad esempio. L'anticellulite, poi, sarebbe in grado di «restituire una linea perfetta». Per questo il pm ha segnalato i prodotti anche all'Aifa. L'indagine nasce dall'esposto di un'imprenditrice torinese che aveva avuto rapporti commerciali con la ditta Takionic Europa (di Milano), che vende i prodotti tramite un'altra azienda di Salerno. Nell'esposto si cita anche il fatto che questi prodotti avrebbero portato benefici anche in caso di gravi malattie, come il cancro. Secondo gli esperti della procura le informazioni «pseudoscientifiche» con cui vengono reclamizzati i prodotti tachionici servirebbero a impressionare e ingannare i clienti. Nella formula "takionic" , l'ingrediente sarebbe un minerale, la tormalina, costituito da silicati di alluminio e borio. Un cristallo con la capacità (presunta) di «assorbire la luce e riemetterla sotto forma di polvere tachionica». Per chi ci crede.
CARLO SAI - 6 anni fa
|
|
Canale Mussolini - Antonio Pennacchi
Gli avvenimenti più significativi di 50 anni di storia italiana (prima metà del secolo scorso) narrati attraverso le vicende, le abitudini, le credenze, la quotidiana semplicità di una famiglia di contadini, una delle tante, che negli anni '30 si trasferì sui terreni bonificati dell’Agro Pontino. Personaggi straordinariamente indovinati, da subito cari al lettore, un contesto storico-sociale presentato solo in apparenza a cuor leggero. Pennacchi la storia la conosce bene e la trasmette a chi legge quasi senza che costui ne abbia coscienza. Eppure non manca nulla. Un romanzo storico che è anche famigliare, una saga famigliare che si erge a romanzo storico. I moti socialisti dei primi decenni del '900, il grande biennio di scioperi e lotte di classe, ascesa, affermazione e caduta del regime fascista, due guerre mondiali raccontate partendo dal basso, con grande sensibilità, uno stile unico, inimitabile. Legittimamente Premio Strega 2010.
OS4602 - 12 anni fa
|
|
Candido, ovvero, Un sogno fatto in Sicilia - Leonardo Sciascia
Nel Candido di Voltaire il suo educatore Pangloss gli rammenta che “questo mondo è l'ottimo dei mondi possibili”, nonostante tutto aggiungo io.
E secondo Montesquieu, “un'opera originale ne fa nascere quasi sempre cinque o seicento altre, queste servendosi della prima all'incirca come i geometri si servono delle loro formule” .
In questo modo Leonardo Sciascia trae spunto dal romanzo filosofico di Voltaire per scriverne uno lui stesso, a cui dà come nome Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia.
In ogni caso, da un autore dotato di forte personalità come Sciascia è lecito attendersi qualche cosa di ampiamente diverso dall'opera letteraria che l'ha ispirato e infatti questa è solo il punto di partenza, la scintilla creativa che dà origine a un incendio culturale di grande portata.
La vicenda di Candido Munafò, nato nel 1943 in una grotta siciliana mentre gli americani stanno sbarcando, è la storia di un vero e proprio eretico, di un individuo la cui rettitudine è talmente connaturata da respingere ogni compromesso, da rifiutare qualsiasi forma di ipocrisia, al punto di risultare dirompente non solo per l'assetto familiare, ma anche per quello sociale.
E' talmente diverso, talmente cristallino e alieno dal più piccolo gioco d'interesse da costituire una vera e propria mina vagante che dove passa lascia il segno, una sorta di morbo di cui una società imbastardita da connivenze, interessi particolari e lotte di potere ha più che un vero e proprio timore, ha il terrore, tanto da considerarlo un mostro.
Ma Candido non esisterebbe se non ci fosse la presenza di un uomo tormentato da tale situazione, che è cosciente dei difetti macroscopici della società, ma che è costretto ad accettarli, quasi che questo mondo fosse il migliore di quelli possibili. E' il suo istitutore, Don Antonio Lepanto, prete che verrà espulso, verrà insomma spretato, e che per forza di cose deve approdare a un'altra chiesa, cioè il Partito Comunista, dove, pur accorgendosi di tutte le contraddizioni nefaste, rimarrà, perché al di fuori di questa struttura per lui non c'è salvezza.
Candido è talmente immune da secoli di irreggimentazione dell'umanità che non è comunista ideologicamente, bensì naturalmente, tanto che non concepisce che possa esistere la proprietà e lui stesso, che per eredità di terreni ne ha tanti, cerca in tutti i modi di liberarsene per darli ai contadini, proposito che, avanzato nella sede del partito comunista, viene prontamente ostacolato.
Il ragazzo, ormai maggiorenne, finirà per abbandonare le ideologie strutturate e burocratizzate dall'uomo per tornare all'aspirazione naturale, all'anarchia.
Questa sarà una strada non breve, con una meta irraggiungibile, ma lui, lasciata prima la Sicilia e poi il Piemonte, oltrepassa le Alpi e va nella città della rivoluzione, dove tutto è possibile, anche coltivare la speranza.
Sarà così che a Parigi incontrerà la madre che in pratica non vedeva da quando era infante e che vorrebbe portarlo con sé in America, dove vive da tanto tempo.
Candido Munafò, però, declina e le risponde: “ Qui si sente che qualcosa sta per finire e qualcosa sta per cominciare: mi piace vedere quel che deve finire “ e Don Antonio Lepanto, che è presente, conferma “Hai ragione, è vero: qui si sente che qualcosa sta per finire, ed è bello …Da noi non finisce niente, non finisce mai niente….”.
Di tutti i romanzi di Sciascia questo è senz'altro quello che preferisco, sincero, a tratti anche commovente, per nulla greve, ha la magia di un sogno, appunto di un sogno fatto in Sicilia.
RENZO MONTAGNOLI - 5 anni fa
|
|
Canto di Natale - Charles Dickens
5/5
Racconto che commuove con magnifiche illustrazioni.
MONICA TIRELLI - 12 mesi fa
|
|
Caporetto - Alessandro Barbero
Credo che sia difficile trovare un evento nella ancor pur breve storia dell’Italia che abbia colpito il nostro popolo in modo così evidente, al punto di definire ogni risultato particolarmente negativo come “una Caporetto”. Del resto, in quelle giornate di fine ottobre del 1917 poco ci mancò perché le truppe tedesche e austriache arrivassero a dilagare nella pianura padana, determinando di fatto la fine del nostro stato.
Ma come è potuto accadere che un esercito come il nostro, quasi sempre in numero ben superiore all’avversario e dotato di moltissime artiglierie venisse di fatto ridicolizzato da un nemico che dopo undici battaglie sull’Isonzo si riteneva incapace di sostenerne una dodicesima? Proprio per questo motivo, nel timore di un crollo con un altro scontro diretto, l’alto comando austriaco si risolse di chiedere aiuto all’alleato tedesco e insieme elaborarono un piano che, se nelle intenzioni era volto ad alleggerire la tensione sul fronte, di fatto arrivò quasi a ottenere una nostra irreparabile sconfitta, insomma una Waterloo o una Stalingrado. Data la tematica non pochi storici hanno provato a dare una risposta, più o meno convincente, ma comunque non così attentamente elaborata come ha invece fatto il prof. Alessandro Barbero. L’impegno nell’opera è stato notevole, se si considera che il volume, edito da Laterza, consta di ben 645 pagine, ivi comprese quelle dedicate alle carte geografiche, poche in verità, ma utilissime; non mancano poi alla fine corpose parti dedicate alle indispensabili note e alla ragguardevole e ben scelta bibliografia. Il lavoro è stato ben strutturato in XIII capitoli, che vanno dall’ideazione dell’offensiva alla nostra ritirata in Friuli, affrontando tutta una specificità di aspetti che se non riescono a dare una risposta certa al 100% su chi fu colpevole del disastro, chiariscono però non poche cose. In particolare, e qui Barbero è piuttosto esplicito, ritiene che la colpa non può essere attribuita solo a Cadorna, a Badoglio o al suo comandante dell’artiglieria colonnello Cannoniere, perché la responsabilità, come esposto nel saggio storico, è condivida da tantissimi altri. Lo sfacelo del fronte, con il collasso del nostro esercito, fu il fallimento di un’organizzazione posticcia, in cui le direttive erano a dir poco nebulose, le decisioni importanti erano prese in modo intempestivo, la professionalità latitava, la paura di assumere provvedimenti, con l’assunzione quindi di responsabilità, era la norma, la stanchezza di quasi tutti i soldati era giunta a un punto tale da far preferire loro la fuga o la resa. Inoltre, il distacco fra comandanti e militari semplici era tale da lasciar chiaramente intendere che i primi costituivano una casta, mentre i secondi erano solo carne da macello, e del resto in quest’ottica si preferiva nominare ufficiali, dopo un corso affrettato, giovani inesperti, ma figli della borghesia, invece di ricorrere ai subalterni (sottufficiali) che avevano maturato una grande esperienza in anni di guerra. Cadorna, che non era uno stratega scadente, anzi era un buon comandante sotto questo aspetto, aveva poi il difetto di considerare i componenti del suo esercito come semplici strumenti in mano a lui, artigiano della guerra, strumenti da spremere senza alcun riguardo. E pensare che aveva avuto a portata di mano la possibilità di vincere la battaglia risolutiva, se avesse preceduto, di poco, l’offensiva nemica, cogliendola nella fase di attesa, quella più delicata, con tutte le truppe in prima linea. Il nostro Servizio informazioni gli aveva detto dove sarebbero avvenuti gli attacchi, le forze utilizzate, i mezzi che sarebbero stati impiegati, il giorno e l’ora, ma come già accaduto in passato il comandante supremo non si fidò del nostro spionaggio, con le conseguenze che tutti conosciamo.
Quindi, ricapitolando, l’opera di Barbero, ben strutturata organicamente, è in grado di offrire una visione a 360° dell’intero evento, e ciò viene fatto con rigore storico, ma anche con dinamismo e a volte con quelle punte di ironia che sono proprie dell’autore, così che la lettura risulta agevole e anche avvincente, tanto di avere sovente l’impressione di essere presenti, come spettatori, sul palcoscenico che ospita il tragico fatto. Tale coinvolgimento è di particolare rilievo ove si consideri che l’analisi comprende anche la situazione della grande massa di prigionieri che fecero le forze nemiche, nonché gli aspetti, meno strettamente militari, di quella che può essere considerata la più grande ritirata della storia, in cui non pochi soldati in fuga diedero sfogo agli istinti più repressi. Si accenna appena, invece, ai motivi per i quali migliaia di militari sconfitti e demoralizzati riuscirono da subito, giunti sulla linea del Piave, ad arrestare l’offensiva nemica; infatti, e giustamente, Barbero scrive che per far questo occorrerebbe un altro corposo libro.
Mi sembra superfluo aggiungere che la lettura di questo approfondito saggio storico non solo è consigliata, ma è da me vivamente raccomandata per la completezza con cui viene trattato l’argomento e per l’equilibrio dell’autore nella ricerca delle colpe, da cui emerge anche una caratteristica italica, quell’improvvisazione, non disgiunta da menefreghismo, che purtroppo ci portiamo dietro e che nei momenti più delicati emerge chiaramente, come anche avvenne nella seconda guerra mondiale.
RENZO MONTAGNOLI - 6 anni fa
|
|
|