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		<title>Risultati della ricerca</title>
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			<title>I garbati maneggi delle signorine Devoto - Renzo Bistolfi</title>
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			<description>&lt;p&gt;Ecco un’altra storia di un mondo che non c’è più, scritta con garbo e intelligenza da Renzo Bistolfi. Corrono sempre gli anni ‘50, il luogo della vicenda è quello consueto, cioè Sestri Ponente dove nella via Privata Vassallo, su cui si affacciano diverse abitazioni, in un grande appartamento di una palazzina di cinque piani vivono le sorelle Devoto.  Si tratta di tre signore anziane, zitelle, molto legate al loro mondo che sta scomparendo e che dividono la giornata fra casa e chiesa. E’ un quartiere di gente non certo giovane, in una posizione invidiabile che attira l’attenzione di un immobiliarista, un uomo senza scrupoli che mette in atto qualsiasi sistema per poterselo accaparrare. E’ un uomo che non si ferma di fronte a niente, che non esita ricorrere a metodi anche illegali, a giungere perfino a un sequestro di persona per realizzare i suoi scopi. Non ha fatto i conti però con le sorelle Devoto e con le loro attempate amiche. &lt;br /&gt;Non vado oltre, per non svelare la trama di questo gradevole giallo, dove più della vicenda in sé contano i personaggi, la loro descrizione, le relazioni che intrattengono, il mondo in cui vivono legato alle tradizioni e a una visione della vita ben poco edonistica. E’ indubbiamente una scoperta quella dell’Italia che era uscita da poco dalla guerra e che stava piano piano tornando a nascere, un’epoca in cui le relazioni umane erano la priorità, dove la gente si radunava il giovedì sera al bar che aveva un apparecchio televisivo per vedere Lascia o raddoppia, un mondo in cui ancora ci si aiutava e non si inseguivano feticci quali il guadagno non tanto per la necessità di vivere, ma come obiettivo unico e determinante. &lt;br /&gt;In un quadro così la beata ingenuità delle signorine Devoto strappa più di un sorriso, anche perché sembra di vederle nei loro pomeriggi ricevere le amiche per un caffè e un biscotto insieme e un inevitabile chiacchiericcio senza malevolenza, ma come modo di condividere notizie che oggi non sarebbero degne di nota.&lt;br /&gt;La penna dell’autore scorre con mano leggera sul foglio, in un ritmo costante che solo in determinate occasioni accelera, ma sempre senza strafare, e d’altra parte delle vecchiette mica possono mettersi a correre.&lt;br /&gt;Si comincia a leggere con curiosità e pagina dopo pagina, appassionandosi, si arriva alla fine in qualche ora di puro e semplice svago, senza affaticarsi e senza doversi fermare a riflettere, immersi in un’atmosfera di un’epoca che pareva eterna, ma che in pochi anni sarebbe scomparsa, tanto da diventare un lontano ricordo.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: I garbati maneggi delle signorine Devoto - Renzo Bistolfi stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 08:26:47 +0100</pubDate>
			
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			<title>I Malarazza - Ugo Barbara</title>
			<link>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160698#post160698</link>
			<description>&lt;p&gt;Da un po’ di tempo stanno prendendo piede dei romanzi storici le cui trame sono costituite dalle vicende di famiglie quasi sempre di una certa notorietà, spesso non limitati a un unico, se pur corposo volume, ma che prevedono negli sviluppi più libri, quasi si trattasse di uno sceneggiato a puntate, Al riguardo l’autore più noto è Stefania Auci con la sua saga dei Florio, famiglia siciliana, come del resto siciliana è anche la narratrice.&lt;br /&gt;Sembrerebbe proprio che quest’isola sia il palcoscenico ideale per allestire queste storie, forse memori di quel gran capolavoro che è stato, e rimane, e che risponde al nome di Il gattopardo, uscito dalla penna felice di Tomasi di Lampedusa. &lt;br /&gt;Un altro scrittore siciliano, per l’esattezza nativo di Palermo, è Ugo Barbàra, che ha provato a cimentarsi con le avventure di una famiglia dell’isola, i Montalto, partendo da una storia vera e confezionando un intricato romanzo che inizia in un’epoca di rivolgimenti, quale è quella della vigilia dell’impresa dei Mille, rivolgimenti più nella forma che nella sostanza come avrebbe detto senz’altro anche il principe di Salina. &lt;br /&gt;I Montalto non sono nobili, ma gente che vive agiatamente, sfruttando dapprima i loro terreni coltivati a vite e ulivo, e poi dedicandosi all’attività marittima. Tuttavia un’annata agricola, sfortunata, mette a rischio l’intero patrimonio e allora Antonio, il capofamiglia, ha l’intuizione di vendere la terra e in cambio, con il ricavato, di acquistare un brigantino, con cui andare a smerciare in Francia il proprio olio e il proprio vino.&lt;br /&gt;I tempi però sono cambiati e se si vuole restare sulla cresta dell’onda occorre cambiare aria, andare in nuovi luoghi, raggiungere quella che sembra la terra promessa: gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;Lungi dall’idea di fare un sunto dell’opera, sia per non condizionare il piacere della lettura, sia per il fatto che sarebbe estremamente difficile per i tanti fatti ed eventi che la caratterizzano, in questa sede preferisco cercare di evidenziare le impressioni che ne ho ritratto, precisando tuttavia che sono un po’ restio dall’affrontare delle vere e proprie saghe con tanti personaggi che è facile confondere. &lt;br /&gt;Ebbene I Malarazza è un romanzo storico che mi sembra altalenante, piacevole a tratti, greve e prolisso eccessivamente ad altri; l’autore tanto vuole narrare, con particolare riferimento agli eventi del periodo storico, però secondo me con così tanti personaggi ce ne dà un’analisi superficiale, tanto che finiscono con il diventare ombre, benché abbiano ragion d’essere, essendo collegati gli uni agli altri. Forse non è un difetto perché soffermarsi di più su ogni singolo protagonista avrebbe voluto dire aumentare a dismisura il numero delle pagine, ma è anche vero che così quando spariscono, per poi riapparire più avanti nel volume, si fatica non poco a ricordare chi siano. E poi, così tanti personaggi secondari finiscono per appannare i due autentici primi attori, cioè Antonio Montalto e la moglie Rosaria.&lt;br /&gt;Non è che stia cercando il pelo nell’uovo, però sta di fatto che in questo romanzo emergono a mio parere i difetti delle narrazioni di queste saghe, che poi sono gli stessi che non me le fanno risultare gradite. Non metto poi in dubbio che ad altri il genere possa piacere, ma ho l’impressione di un dejà vu, con ascese, brevi consolidamenti e rovine, aspetto che contribuisce non poco al mio scarso gradimento.&lt;br /&gt;Agli amanti di queste storie I Malarazza invece non potrà che piacere; per me, dopo un iniziale interesse, poi scemato con il caratteristico cliché del genere,  ha rappresentato solo un passatempo che con il progredire della lettura ha finito tuttavia con l’annoiarmi.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: I Malarazza - Ugo Barbara stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 19:53:15 +0100</pubDate>
			
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			<title>Volevo nascere vento - Andrea Gentile</title>
			<link>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160697#post160697</link>
			<description>&lt;p&gt;&quot;Volevo nascere vento&quot; di Andrea Gentile è un racconto magnetico e necessario che trasforma la tragica storia di Rita Atria in un potente manifesto di libertà. Con una scrittura intensa e priva di retorica, l'autore dà voce alla &quot;piccirilla&quot; che ebbe il coraggio di sfidare la mafia e l'omertà della propria famiglia, trovando nel giudice Borsellino un punto di riferimento paterno e civile. È un libro che scuote profondamente, capace di trasmettere ai lettori di ogni età il valore del sacrificio e la bellezza della verità. Una testimonianza preziosa che lascia il segno, ricordandoci che la lotta per la legalità nasce prima di tutto nel cuore di chi decide di non chinare la testa.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: Volevo nascere vento - Andrea Gentile stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 14:36:32 +0100</pubDate>
			
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			<title>Territorio nemico - di Bernard Cornwell</title>
			<link>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160696#post160696</link>
			<description>&lt;p&gt;Secondo episodio delle avventure di Richard Sharpe Territorio nemico si svolge esclusivamente in India; il generale Sir Arthur Wellesley, futuro duca di Wellington, è impegnato con la sua armata a conquistare la città di  Ahmadnagar, nell'Hyderabad. Come sempre si fa notare il sergente Sharpe per ardimento e per astuzia, riuscendo perfino nella vittoriosa battaglia finale a salvare il suo generale, che lo ringrazierà con la promozione a sottotenente. &lt;br /&gt;La trama è senz’altro ben congegnata, assistita da un ritmo costante che solo nelle fasi più critiche e accese della battaglie diventa incalzante. Molti dei protagonisti sono esistiti veramente, non Sharpe di certo, ma   Arthur Wellesley, Colin Campbell e perfino Anthony Pohlmann che, dopo aver servito con il grado di sergente nell’esercito della Compagnia delle Indie Orientali, divenne comandante dei maratti nella battaglia di Assaye, dalla quale uscì sconfitto, nonostante la schiacciante superiorità numerica in uomini e cannoni.&lt;br /&gt;Al riguardo la preparazione di questo scontro e le fasi dello stesso sono descritte con straordinaria abilità dal Bernard Cornwell; infatti non si può che apprezzare la capacità di trasmettere al lettore una visione nell’insieme e nei particolari tali da inchiodarlo letteralmente al libro, desideroso di seguire lo sviluppo dell’evento, al quale inconsciamente partecipa.&lt;br /&gt;E’ questo un pregio notevole, peraltro che ho già riscontrato in altri lavori di questo fecondo narratore inglese che si conferma ancora una volta una certezza per quanto concerne la riuscita delle sue opere, tutte di qualità più che buona e ovviamente molto richieste dal pubblico.&lt;br /&gt;Non ho altro da dire, se non che la lettura è sicuramente consigliata.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: Territorio nemico - di Bernard Cornwell stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 10:00:46 +0100</pubDate>
			
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			<title>Lo strano caso di Maria Scartoccio, ovvero Un brutto fatto di cronaca a Sestri Ponente - Renzo Bistolfi</title>
			<link>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160694#post160694</link>
			<description>&lt;p&gt;Poco prima di essere colto all’amo da una improvvisa e fastidiosa influenza che mi avrebbe obbligato a stare in casa con un po’ di febbre e il naso gocciolante facevo una ricerca in Internet, annoiato e insoddisfatto dalla lettura di un romanzetto che aveva tante pretese rimaste purtroppo tali, quando mi sono imbattuto in un libro dal titolo particolarmente originale, Lo strano caso di Maria Scartoccio, Ovvero un brutto fatto di cronaca a Sestri Ponente.  Mi sono incuriosito istantaneamente al punto di desiderare di leggerlo, il che ho fatto nei giorni in cui sono stato costretto rinchiuso per via dell’influenza. Avevo in verità una certa perplessità, cioè temevo di avere per le mani una mezza fregatura, e invece così non è stato. &lt;br /&gt;La vicenda si svolge a Sestri Ponente nel 1956, in un vecchio fabbricato abitato da personaggi azzeccati, una varia umanità con caratteristiche particolari che l’autore ha saputo descrivere con leggerezza e simpatia. Così troviamo la sarta che ha come apprendista una fanciulla timida e bella, il padrone di un’osteria che è un piccolo truffatore, la vedova che è in notevole ritardo nel pagamento dell’affitto per niente aiutata dal giovane figlio che di certo non ha una gran passione per il lavoro, una signora sulla cinquantina che ha diversi figli non conviventi senza un padre comune, il titolare di un forno dove si produce la farinata, una signora anziana che si regge a malapena in piedi e dal cuore d’oro, gente che si trascina in una modesta esistenza che la porta a sopportarsi e ad aiutarsi vicendevolmente. Tutti però sono accomunati da un odio viscerale per la mostruosa padrona di casa, tale Maria Scartoccio che un giorno verrà trovata morta, vittima di quello che a prima vista sembrerebbe un grottesco incidente. E’ così, oppure si tratta di omicidio? &lt;br /&gt;Qui mi fermo perché hanno inizio degli sviluppi avvincenti che mi hanno quasi costretto ad andare avanti nella lettura facendo anche le ore piccole. Però, ciò che mi ha attratto non è tanto la trama gialla che pure non è trascurabile, ma l’insieme dei protagonisti, l’ambiente, l’atmosfera di tempi che appaiono lontanissimi, ma non è che poi dal 1956 siano trascorsi tantissimi anni. L’abilità dell’autore è di aver usato i personaggi come ingredienti di un’opera la cui riuscita è strettamente collegata alla capacità di amalgamarli, di farli convivere senza che si vengano a creare degli attriti insanabili, di modo che uno sia la spalla dell’altro. Si apprezzano poi le descrizioni di questo mondo ormai scomparso, il tutto con un sapiente e misurato tono ironico che coinvolge in modo inevitabile il lettore. &lt;br /&gt;Senza che si debbano impegnare eccessivamente le meningi si ha così la possibilità di leggere con notevole piacere, con la certezza acquisita, giunti all’ultima pagina, di avere scelto bene  e con il desiderio di prendere in mano altri testi di questo narratore ligure.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: Lo strano caso di Maria Scartoccio, ovvero Un brutto fatto di cronaca a Sestri Ponente - Renzo Bistolfi stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 07:46:49 +0100</pubDate>
			
			<guid>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160694#post160694</guid>
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			<title>La sveglia di Erminio e altri racconti - Ernesto Flisi</title>
			<link>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160693#post160693</link>
			<description>&lt;p&gt;A Viadana, paese di circa ventimila abitanti sito in provincia di Mantova sulla sponda sinistra del Po, fra tante cose ce n'è una di particolare interesse, quella che si potrebbe definire una bella realtà. Mi riferisco alla Fondazione Daniele Ponchiroli, dove Daniele Ponchiroli, nato a Viadana nel 1924 ed ivi morto nel 1979, era il caporedattore della Casa Editrice Einaudi, noto anche come scrittore e filologo. Questa istituzione si propone, oltre che di recuperare il patrimonio documentario relativo al prof. Ponchiroli, di promuovere iniziative, eventi e quanto necessario per uno sviluppo culturale della collettività viadanese. A ogni buon conto mi permetto di rimandare il lettore desideroso di maggiori notizie al relativo sito Internet Fondazione Daniele Ponchiroli.&lt;br /&gt;In quest'ottica si inseriscono i Quaderni, pubblicazioni periodiche di stampo letterario, contraddistinti da una numerazione progressiva.&lt;br /&gt;Mi è stato donato al riguardo il n. 11 dedicato alla narrativa, una raccolta di racconti scritti da Ernesto Flisi, un autore che conosco da tempo, sia come poeta che come saggista storico, e di cui avevo già apprezzato alcune sue prose brevi che ritrovo fra le undici di questo volumetto.&lt;br /&gt;Per quanto le tematiche sviluppate non siano strettamente legate al paese natio dell'autore, però le stesse sono preponderanti, frutto senz'altro di spunti di memoria che sono stati trasposti su carta con l'aiuto della creatività. Ci si può chiedere se si tratta di fatti realmente accaduti e forse non lo sono, oppure lo sono come traccia, cioè come qualcosa che è avvenuto e riaffiora elaborato dalla memoria. Può essere un oggetto, oppure un giorno, o una persona, ma la mente umana è tale da ripescarlo, elaborando intorno allo stesso una storia che cesella l'idea, la ricama e la ripropone all'attenzione di altri.&lt;br /&gt;E' così che prendono forma narrazioni di vicende che l'autore avverte come proprie per la sua sensibilità nel trarne conseguenze, del tutto personali; in pratica si tratta di flash di memoria che si presentano più frequentemente con l'avanzare dell'età.&lt;br /&gt;Può accadere così che una normale sveglia diventi la protagonista di un racconto, che non ha nulla di eclatante, ma che inquadra la valenza dell'oggetto nell'importanza che gli attribuisce l'autore.&lt;br /&gt;Sono racconti tristi, altri neutri, ma dove comunque è sempre presente quella malinconia di fondo che accompagna lo scrittore quando, nel cercare di rammentare il passato, si accorge che molto della sua vita è trascorso e che il tempo che rimane è assai meno. Non è che necessariamente debbano nascere rimpianti, però è inevitabile che il trascorso si contrapponga al presente e al più che incerto futuro. In questo senso il bimbo appena nato abbandonato in Senza nome e il cavallo diventato membro di una famiglia in Baldo, nel riflettere vicende che probabilmente sono vere, sembrano trovare la collocazione ideale in quella malinconia di cui ho accennato, perché entrambe sono aspetti della vita legati a problemi che sono sempre esistiti, in quanto il rifiuto e l'ingratitudine sono ferite che lentamente scavano dentro sempre più a fondo.&lt;br /&gt;Con le ultime due prose (Il passato, all'improvviso, e Vigilia) ci si specchia in un'epoca tanto lontana da sembrare forse mai esistita, ma è un “come eravamo” che piace portare a conoscenza di altri, soprattutto ai giovani d'oggi che non possono sapere e nemmeno immaginare come potesse esistere un mondo basato sulla forza e sulla semplicità dei sentimenti, in cui ci si parlava non attraverso lo smartphone e si gioiva di tante piccole cose che oggi ai più sembrano inezie.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: La sveglia di Erminio e altri racconti - Ernesto Flisi stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 16:35:17 +0100</pubDate>
			
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			<title>1915 - Gastone Breccia</title>
			<link>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160692#post160692</link>
			<description>&lt;p&gt;Questo libro di Gastone Breccia è tipicamente di storia militare, benché l’autore abbia ritenuto giustamente opportuno parlare anche di altro, per quanto attinente alla Grande Guerra e in particolare a ciò che ha portato il nostro paese a recedere dalla Triplice Alleanza con Germania e Austria per entrare a far parte, con Francia, Inghilterra e Russia, della Triplice Intesa. Breccia rileva in modo particolare  la nostra inazione nei primi giorni di guerra, caratterizzati infatti da una prudenza fin troppo eccessiva, benché a fronte avessimo solo un velo di truppe nemiche, atteggiamento che ebbe notevoli e sanguinose ripercussioni nello svolgimento successivo del conflitto.&lt;br /&gt;Effettivamente non si intese approfittare della momentanea debolezza della difesa austro-ungarica, commettendo un errore madornale, perché se si fosse osato un po’ di più assai probabilmente non avremmo avuto le carneficine delle dodici battaglie dell’Isonzo. Si potrà dire che questo ragionamento è frutto del senno di poi, però, come evidenzia l’autore, il nostro comportamento è stato frutto unicamente dell’eccessiva e non giustificabile prudenza di Cadorna. Fra l’altro già in quelle prime battute Breccia pone in risalto l’anelasticità del comandante in capo, legato strettamente alla sua strategia che impone ai subordinati anche quando fatti e circostanze dovrebbero consigliare un ripensamento e un modus operandi diverso. Non è che Cadorna fosse un incapace, le cui qualità stranamente emersero come conseguenza di suoi errori che portarono alla ritirata di Caporetto. Fu appunto l’aver saputo organizzare il ripiegamento senza che si trasformasse in una rotta, tranne che nelle prime battute, l’autentico merito del Comandante in capo, che così portò oltre il Piave e quindi in salvo e pronte di nuovo a combattere una parte consistente delle nostre truppe.&lt;br /&gt;Quello che mi  piaciuto è che Breccia non ha voluto appiattirsi sulle occasioni mancate, pur giustamente ponendole in luce, ma ha anche voluto raccontare di due successi in quei primi mesi, frutto soprattutto di una improvvisata autonomia decisionale dei subordinati. &lt;br /&gt;Indubbiamente il merito dell’autore, nel parlare della nostra guerra relativamente al 1915 è anche stato quello di porre in evidenza un cronico problema italico, che si sarebbe riscontrato anche nel successivo conflitto mondiale, e cioè la nostra impreparazione, sia come armamenti, sia come non aver fatto tesoro di quanto accaduto sui campi di battaglia dal 1914; ciò  rende ancora più grave l’incapacità del comandante supremo di comprendere che non c’erano più battaglie napoleoniche, ma che i mezzi di distruzione, quali i cannoni e le mitragliatrici, davano un’impronta diversa ai combattimenti, senza dimenticare che la guerra di movimento si era trasformata ben presto in una di posizione, dove tutto si svolgeva con gli uomini rintanati nelle trincee, mandati all’assalto per conquistare altre trincee, il più delle volte prendendo possesso solo di pochi metri con perdite spaventose.&lt;br /&gt;Da leggere senz’altro.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: 1915 - Gastone Breccia stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 16:33:40 +0100</pubDate>
			
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			<title>Elias Portolu - Grazia Deledda</title>
			<link>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160691#post160691</link>
			<description>&lt;p&gt;Nella produzione letteraria di Grazia Deledda c’è una svolta con la quale passa dal verismo a una narrazione che accentua l’analisi introspettiva. Questo cambiamento, derivante probabilmente dall’esperienza maturata, ma anche da un diverso ambiente in cui viveva (si trovava a Roma fin dal 1900) si manifesta nel 1903 con la pubblicazione di Elias Portolu, un romanzo in cui si parla di un giovane pastore, appunto Elias Portolu, appena uscito dal carcere. Egli desidera ardentemente riscattarsi con una vita onesta e lineare, ma incappa in quello che si può definire un amore proibito, innamorandosi di Maddalena, sposa promessa a suo fratello Pietro. &lt;br /&gt;Ci sono tutti gli elementi per una tipica tragedia, perché il giovane cerca in ogni modo di non dare sfogo ai suoi sentimenti, provocando però così una forte lacerazione interiore; a ciò si aggiunga che Maddalena è tutt’altro che insensibile al sentimento di Elias. Si viene così a creare una situazione insostenibile a cui il giovane si illude di porre rimedio ricorrendo alla sua devozione per farsi prete. Non è la soluzione del problema, perché i sentimenti soffocati prima o poi riescono a riemergere tanto più che la sua vocazione per necessità finisce per diventare fragile. A ciò si aggiunga che Maddalena è incinta e tutti credono che il nascituro sia frutto della relazione con Pietro, e invece è il risultato della passione per Elias. Nella traccia imperscrutabile del destino tutto sembrerebbe aggiustarsi con la morte di Pietro, ma non sarà così e qui mi fermo perché è ben lungi dalle mie intenzioni fare un riassunto dell’opera, di cui riporto parzialmente e in modo stringato  la trama solo per dare un’idea di che si tratta. &lt;br /&gt;A parte la descrizione dell’ambiente, più particolareggiata e anche forse più riuscita perché evidentemente la lontananza dal proprio luogo natio ha comportato per Grazia Deledda un ricordo più aderente alla realtà, frutto dell’inconscio desiderio di essere là e non a Roma, vi sono altri elementi che emergono e che è necessario evidenziare:&lt;br /&gt;- tutto sembra già scritto nel destino di ogni essere umano, frutto evidentemente di un fatalismo non di maniera;&lt;br /&gt;- la capacità di andare a fondo nell’animo dei protagonisti, con un linguaggio nuovo che definirei moderno;&lt;br /&gt;- il senso di colpa di Elias che diventa il presupposto per una sua redenzione;&lt;br /&gt;- una rappresentazione della sua isola che passa da sfondo a parte della narrazione, una Sardegna con i suoi miti, le sue tradizioni, la sua mentalità.&lt;br /&gt;Quel che più conta, però, è che il dramma, alla base di ogni romanzo della Deledda, non ha caratteristiche proprie di una vicenda occasionale, con dei personaggi tipici e propri di una determinata classe sociale, ma riporta le reazioni di qualsiasi uomo, di ogni luogo, di ogni paese in una tragedia universale, dove i sentimenti scontano l’inevitabile fragilità umana. &lt;br /&gt;Per quanto ovvio, la lettura è consigliata.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: Elias Portolu - Grazia Deledda stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 20:56:53 +0100</pubDate>
			
			<guid>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160691#post160691</guid>
		</item>
		
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			<title>Il mondo in treno - Barbara Franco, Sergio Gerasi</title>
			<link>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160690#post160690</link>
			<description>&lt;p&gt;Storia di un viaggio in treno e gli incontri che si posso fare&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: Il mondo in treno - Barbara Franco, Sergio Gerasi stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 13:14:27 +0100</pubDate>
			
			<guid>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160690#post160690</guid>
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		<item>
			<title>Quanto manca a Natale? - Barbara Franco</title>
			<link>https://www.biblioteche.mn.it/community/forum/reviews/show/160689#post160689</link>
			<description>&lt;p&gt;Piacevole, però molte attività sono da fare con delle schede ad uso singolo.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; Postato in: Quanto manca a Natale? - Barbara Franco stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Mostra l'argomento&lt;/a&gt; | stripslashes(&quot;$1&quot;) . (Array) . stripslashes(&quot;$3&quot;)&gt;Posta la risposta&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 13:12:41 +0100</pubDate>
			
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