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[S.n.], 2025
Moderators: Valentina Tosi
10 febbraio 2026 alle 16:35
A Viadana, paese di circa ventimila abitanti sito in provincia di Mantova sulla sponda sinistra del Po, fra tante cose ce n'è una di particolare interesse, quella che si potrebbe definire una bella realtà. Mi riferisco alla Fondazione Daniele Ponchiroli, dove Daniele Ponchiroli, nato a Viadana nel 1924 ed ivi morto nel 1979, era il caporedattore della Casa Editrice Einaudi, noto anche come scrittore e filologo. Questa istituzione si propone, oltre che di recuperare il patrimonio documentario relativo al prof. Ponchiroli, di promuovere iniziative, eventi e quanto necessario per uno sviluppo culturale della collettività viadanese. A ogni buon conto mi permetto di rimandare il lettore desideroso di maggiori notizie al relativo sito Internet Fondazione Daniele Ponchiroli.
In quest'ottica si inseriscono i Quaderni, pubblicazioni periodiche di stampo letterario, contraddistinti da una numerazione progressiva.
Mi è stato donato al riguardo il n. 11 dedicato alla narrativa, una raccolta di racconti scritti da Ernesto Flisi, un autore che conosco da tempo, sia come poeta che come saggista storico, e di cui avevo già apprezzato alcune sue prose brevi che ritrovo fra le undici di questo volumetto.
Per quanto le tematiche sviluppate non siano strettamente legate al paese natio dell'autore, però le stesse sono preponderanti, frutto senz'altro di spunti di memoria che sono stati trasposti su carta con l'aiuto della creatività. Ci si può chiedere se si tratta di fatti realmente accaduti e forse non lo sono, oppure lo sono come traccia, cioè come qualcosa che è avvenuto e riaffiora elaborato dalla memoria. Può essere un oggetto, oppure un giorno, o una persona, ma la mente umana è tale da ripescarlo, elaborando intorno allo stesso una storia che cesella l'idea, la ricama e la ripropone all'attenzione di altri.
E' così che prendono forma narrazioni di vicende che l'autore avverte come proprie per la sua sensibilità nel trarne conseguenze, del tutto personali; in pratica si tratta di flash di memoria che si presentano più frequentemente con l'avanzare dell'età.
Può accadere così che una normale sveglia diventi la protagonista di un racconto, che non ha nulla di eclatante, ma che inquadra la valenza dell'oggetto nell'importanza che gli attribuisce l'autore.
Sono racconti tristi, altri neutri, ma dove comunque è sempre presente quella malinconia di fondo che accompagna lo scrittore quando, nel cercare di rammentare il passato, si accorge che molto della sua vita è trascorso e che il tempo che rimane è assai meno. Non è che necessariamente debbano nascere rimpianti, però è inevitabile che il trascorso si contrapponga al presente e al più che incerto futuro. In questo senso il bimbo appena nato abbandonato in Senza nome e il cavallo diventato membro di una famiglia in Baldo, nel riflettere vicende che probabilmente sono vere, sembrano trovare la collocazione ideale in quella malinconia di cui ho accennato, perché entrambe sono aspetti della vita legati a problemi che sono sempre esistiti, in quanto il rifiuto e l'ingratitudine sono ferite che lentamente scavano dentro sempre più a fondo.
Con le ultime due prose (Il passato, all'improvviso, e Vigilia) ci si specchia in un'epoca tanto lontana da sembrare forse mai esistita, ma è un “come eravamo” che piace portare a conoscenza di altri, soprattutto ai giovani d'oggi che non possono sapere e nemmeno immaginare come potesse esistere un mondo basato sulla forza e sulla semplicità dei sentimenti, in cui ci si parlava non attraverso lo smartphone e si gioiva di tante piccole cose che oggi ai più sembrano inezie.
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