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La morte di Auguste
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Simenon, Georges <1903-1989>

La morte di Auguste

Adelphi, 2025

Abstract: Arrivato cinquant’anni prima dalla nativa Alvernia senza un soldo in tasca, Auguste Mature, che muore, schiantato da un ictus, all’inizio di questo romanzo, è riuscito a trasformare il piccolo bistrot di rue de la Grande-Truanderie, dove andavano a bere un caffè corretto o a mangiare un boccone i lavoratori dei mercati generali – il «ventre di Parigi», come li chiamava Émile Zola –, in un ristorante che, pur conservando i vecchi tavoli di marmo e il classico bancone di stagno, è ora frequentato dal Tout-Paris. Gli è sempre stato accanto il figlio Antoine, il quale, prima ancora che la camera ardente sia stata allestita, deve fare i conti – alla lettera – con il fratello maggiore, un giudice istruttore aizzato da una moglie arcigna, e con quello minore, un cialtrone semialcolizzato che millanta fumosi progetti immobiliari e sopravvive spillando soldi al mite, generoso Antoine. Lo stesso Antoine contro cui ora si accanisce, sospettandolo di aver sottratto il testamento del padre e di volersi appropriare di un «malloppo» sicuramente nascosto da qualche parte. Simenon, anche questa volta, si rivela magistrale nel mettere in scena un dramma familiare, portando alla luce, come lui solo sa fare, attriti, risentimenti, menzogne. Sullo sfondo, l’imminente fine dell’universo – di facce, di odori, di rituali – dove i tre fratelli sono cresciuti: quelle Halles che nel giro di pochi anni spariranno, insieme a un pezzo dell’anima della città.

Moderators: Valentina Tosi

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Auguste Mature è arrivato Parigi dall’Alvernia da circa cinquant’anni e lì nella zona dei mercati generali ha rilevato un piccolo bistrot che, grazie al suo lavoro e anche a quello del figlio Antoine che ha associato all’iniziativa è diventato un ristorante famoso, un due stelle Michelin che ha fra i clienti anche note personalità. Purtroppo una sera, mentre sta conversando con degli avventori, viene colto da un ictus e muore. Le conseguenze della sua improvvisa scomparsa sono imprevedibili, perché, oltre al figlio che di fatto ormai gestiva il ristorante, Auguste ha una moglie allettata e incapace di intendere e di volere, e altri due figli, il giudice Ferdinand che è il maggiore, e l’alcolizzato Bernard, il minore. Soprattutto quest’ultimo, che è sempre pieno di debiti, suppone che ci sia di mezzo una grossa eredità e teme che il fratello Antoine provveda a imboscarla da qualche parte. Anche Ferdinand, sobillato dalla moglie, ha il sospetto che Antoine possa avere il malloppo del vecchio, soprattutto dopo essere venuto a conoscenza dal fratello stesso della notevole redditività del ristorante. Si svela così un covo di vipere, con la ricerca di un testamento che non troveranno, verranno invece in possesso di una chiave che si rivelerà essere quella di una cassetta di sicurezza. E’ ovvio che soprattutto Ferdinand e Bernard facciano conto sul contenuto della cassetta, perché l’idea di poter avere una quota parte della valutazione del ristorante si rivela fallace, visto che da lì a tre anni l’intero quartiere sarà demolito. Non vado oltre, perché il finale è a sorpresa, sorpresa di cui non voglio privare il lettore di questo bel romanzo che mostra ancora una volta la straordinaria abilità di Simenon di sondare l’animo umano e di fornire un ritratto ben poco edificante della borghesia.
Quindi il mio consiglio è senz’altro di leggerlo, perché merita.

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