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I delitti della salina
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Abate, Francesco <1964->

I delitti della salina

Einaudi, 2020

Abstract: Quando una delle sigaraie – le manifatturiere del tabacco – va a chiederle aiuto, Clara Simon non sa che fare. È una bella ragazza, con quegli occhi a mandorla ereditati dalla madre, una cinese del porto che, nonostante le differenze di classe, aveva sposato il capitano di marina Francesco Paolo Simon. Poi però è morta di parto e il marito è finito disperso in guerra. Cosí, Clara vive con il nonno, uno degli uomini piú in vista di Cagliari, e lavora all'«Unione», anche se non può firmare i pezzi: perché è una donna, e soprattutto perché in passato la sua tensione verso la giustizia e il suo bisogno di verità l'hanno messa nei guai. Ma la sigaraia le spiega che i piciocus de crobi, i miserabili bambini del mercato, stanno scomparendo uno dopo l'altro e, di fronte alla notizia di un piccolo cadavere rinvenuto alla salina, Clara non riesce a soffocare il suo istinto investigativo. Grazie all'aiuto del fedele Ugo Fassberger, redattore al giornale e suo amico d'infanzia, e al tenente dei carabinieri Rodolfo Saporito, napoletano trasferito da poco in città e sensibile al suo fascino, questa ragazza determinata e pronta a difendere i piú deboli attraversa una Cagliari lontana da ogni stereotipo, per svelarne il cuore nero e scellerato.

Moderators: Valentina Tosi

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Molti credono che sia facile scrivere un romanzo giallo, ma non è così; a parte che già è difficile scrivere bene, i fondamenti di un poliziesco (il delitto, le indagini, la soluzione del caso) devono essere ben studiati per non incorrere in esiti (leggasi scoperta del colpevole o dei colpevoli) campati in aria. Da un po’ di tempo poi c’è l’abitudine dei narratori di scrivere romanzi dove la trama gialla è solo un pretesto, una sorta di impalcatura intorno alla quale parlare di ben altro, ma se in tal caso la vicenda poliziesca può anche essere esile, tuttavia deve presentare aspetti di logicità. Inoltre, predominante è la ricerca di un protagonista che risulti azzeccato, gradito al pubblico dei lettori.
Francesco Abate, quando ha scritto I delitti delle saline, deve aver tenuto a mente agli inizi questi aspetti fondamentali, ma poi, complice una struttura “pericolante”, li ha persi per strada. Eppure l’ambientazione particolare in una città come Cagliari agli inizi del secolo scorso, una protagonista femminile, Clara Simon, una mezzosangue, in quanto figlia di una cinese, morta nel darla alla luce, e di un capitano sardo, disperso nel corso della rivolta dei boxer, una donna indomita che brama fare la giornalista, nonostante gli ostacoli posti da una società maschilista, la scomparsa di tanti poveri bambini, degli sciuscià, sono tutti elementi che facevano ben sperare. Vero è che il ritmo, peraltro discontinuo, risulta anche troppo blando, ma mano mano andavo avanti con la lettura mi sono incuriosito non poco di queste misteriose sparizioni, con due piccoli che saranno ritrovati cadaveri, peraltro di morte non violenta.
Giunto a metà, però, ho cominciato a insospettirmi, perché l’autore si è messo a tirare un po’ troppo la corda, e mi sono detto che speravo solo che non finisse tutto in una bolla di sapone.
Finalmente nelle ultime pagine si è arrivati alla soluzione, ma purtroppo, come si suol dire, è cascato l’asino. In un combattimento con contrabbandieri realizzato in modo ben poco interessante si è innestata una vicenda da diabolico dottor Mabuse, con lo scienziato pazzo che ha modo di mostrare la sua follia in un ambiente che ricorda i film horror.
Insomma, la conclusione non solo non sta in piedi, ma è mal realizzata.
Forse Francesco Abate sarà anche capace di scrivere un poliziesco, ma questa volta ha toppato alla grande.

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