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L'ufficiale e la spia
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Harris, Robert <1957-> - Harris, Robert <1957->

L'ufficiale e la spia

Milano : Mondadori, 2014

Abstract: In una fredda mattina di gennaio del 1895, nel cortile dell'École Militaire nel cuore di Parigi, Georges Picquart, ufficiale dell'esercito francese, presenzia alla pubblica condanna e all'umiliante degradazione inflitta al capitano Alfred Dreyfus, ebreo, accusato di avere passato informazioni segrete ai tedeschi. In piazza ventimila persone urlano: Traditore! A morte gli ebrei!. Picquart, patriota integerrimo, scapolo quarantenne, intellettuale e moderatamente antisemita, con un'amante sposata a un funzionario del ministero degli Esteri, non ha alcun dubbio: Dreyfus è colpevole. Il condannato viene trattato in modo disumano e confinato sull'isola del Diavolo, nella Guyana francese, dove l'unica forma di sollievo alla sua angoscia e alla solitudine è scrivere accorate lettere alla moglie lontana. La faccenda sembra archiviata. Picquart, ora promosso capo della Sezione di statistica - l'unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus -, si accorge però, dopo il ritrovamento di un petit bleu, che qualcuno sta ancora passando documenti segreti al nemico. Forse Dreyfus è innocente ed è stato incastrato proprio dagli uomini con cui lui sta lavorando? Questa possibilità getta Picquart nello sconforto e, determinato a scoprire la verità, diventa a sua volta personaggio assai scomodo per i suoi superiori. L'ufficiale e la spici si ritrovano così entrambi a dover difendere il proprio onore.

Moderators: Valentina Tosi

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L’affare Dreyfuss è stato indubbiamente il caso più noto di condanna di un innocente in forza di pregiudizi razziali prima, e di delirio di onnipotenza dopo, quando ci si accorse che il condannato non era colpevole.
Alfred Dreyfuss, ufficiale di artiglieria alsaziano ed ebreo, fu imputato di tradimento unicamente sulla base di un documento rinvenuto nell’immondizia dell’ambasciata tedesca a Parigi, documento scritto a mano con una calligrafia simile alla sua. E poiché la prova non era sufficiente per una condanna, si provvide a costruirne altre, peraltro in modo dilettantesco.
Condannato alla deportazione perpetua nella tremenda isola del Diavolo nei pressi della Guyana francese, la sua sorte sarebbe stata segnata se uno dei militari che avevano preso parte al suo arresto, l’allora maggiore Georges Picquart, divenuto capo del Controspionaggio non avesse per caso notato alcune incongruenze nelle prove d’accusa. Dato che la storia è lunga, non sto a scriverla tutta, anche perché è nota, sto solo a evidenziare come un fatto del genere sia potuto avvenire anche per un rigurgito nazionale di antisemitismo; basti solo sapere che occorse parecchio tempo per porre rimedio all’ingiustizia, che lo stesso Piquart fu incriminato per aver cercato di portare alla luce la verità, che ci furono diversi processi prima che Dreyfuss fosse riabilitato e reintegrato nell’esercito con il grado di maggiore. Andò ancora meglio al tenente colonnello Picquart, prima espulso dall’esercito, poi riammesso con il grado di generale di brigata e che riuscì anche a diventare Ministro della Guerra.
Da questa vicenda ampiamente conosciuta Robert Harris ha tratto un romanzo storico, il più possibile aderente allo svolgimento dei fatti, che vengono narrati proprio da Georges Picquart.
Se devo essere sincero avevo il non infondato timore, prima di leggere, di potermi trovare di fronte a una specie di polpettone, perché la storia è complessa, i personaggi sono numerosi e pressoché tutti veri e spesso di grande notorietà, come Georges Clemenceau ed Emile Zola, quello della famosa lettera pubblicata su L’aurore il 13 gennaio 1898 e rivolta al Presidente della Francia che comincia con “J’accuse”.
Invece è risultato un romanzo che, oltre a essere di notevole interesse, è di facile e appassionante lettura.
Harris ricrea nel migliore dei modi l’ottusità di un certo mondo militare disposto a tutto pur di non dover ammettere l’errore, l’ignoranza diffusa di un popolo che prova ancora la cocente delusione per la sconfitta subita dai tedeschi nel 1870 e che trova, nella sua incapacità di darsi pace, i capri espiatori più facili, gli ebrei. Così il tradimento di cui è incolpato Dreyfuss ha il suo peso nell’ossessione del nazionalismo, ma lo è ancor di più perché ebreo, e ovviamente è visto male e allo stesso modo chi, cercando la verità, difende un uomo, che ha il difetto di essere ebreo.
Il libro è semplicemente stupendo, si inizia a leggere e non ci si fermerebbe mai, nonostante le sue 448 pagine. A titolo di notizia, nel 2019 è uscito nelle sale cinematografiche un film tratto dal romanzo, diretto da Roman Polanski; la pellicola ha avuto grande successo e fra i numerosi riconoscimenti si è anche aggiudicato Il Gran premio della giuria alla 76a Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia.
Non credo sia necessario aggiungere altro.

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