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Laterza, 2021
Abstract: Mario Rigoni Stern è stato uno dei maggiori narratori del nostro Novecento. La sua voce ha dato spazio a temi e aspetti assenti nella tradizione letteraria italiana: il mondo naturale, le montagne e le storie di guerra. Una peculiarità che trova origine in una vita segnata a lungo da eventi drammatici: la giovinezza trascorsa su ben tre fronti di guerra, la terribile esperienza della ritirata sul Don, la lunga prigionia nei lager tedeschi. Con il ritorno a casa, nel suo amato altipiano, può finalmente dedicarsi a una passione fino allora accantonata per necessità: la scrittura. Nascono così libri memorabili come Il sergente nella neve, Il bosco degli urogalli, Storia di Tönle, che lo porteranno alla consacrazione letteraria. Oggi, a cento anni dalla nascita, questo libro ne ripercorre la vita e le opere anche attraverso fotografie e immagini scoperte negli archivi e mai prima d'ora pubblicate. Vuole essere anche un invito a visitare i luoghi evocati nei racconti e nelle storie di Rigoni Stern, il quale si augurava che i lettori seguissero le tracce dei suoi sentieri, ritrovando e incrociando le sue emozioni.
Moderators: Valentina Tosi
15 novembre 2022 alle 10:40
E’ notorio che Giuseppe Mendicino è il maggior conoscitore delle opere di Mario Rigoni Stern, una conoscenza che si è estesa anche all’autore, grazie alle frequentazioni avute, a quei contatti personali che sono più esplicativi di qualsiasi testo, perché spesso è guardandosi negli occhi che si può capire meglio e avere la possibilità di chiedere eventuali chiarimenti.
Di conseguenza chi avrebbe potuto scrivere una biografia, anzi la biografia, perché questa è ormai un riferimento con cui confrontarsi quando si vuol parlare di Rigoni Stern, meglio di Giuseppe Mendicino? Nessuno, perché con la scomparsa del narratore di Asiago non c’è più da tempo l’opportunità di un colloquio franco e diretto con colui che è oggetto del lavoro.
Qualcuno potrà obiettare che non è difficile scrivere della vita di Rigoni Stern visto che quasi tutte le sue opere parlano della sua esistenza, dalla nascita ad Asiago fino all’ultimo periodo prima della dipartita. E anche quelle che sembrano estranee a questa regola – mi riferisco a Storia di Tönle e a L’anno della vittoria – sono frutto di ricordi di storie raccontate dal nonno e dai genitori quando Mario era bambino. Sì, non è difficile scrivere la biografia di questo grande narratore proprio per il motivo che ho appena esposto e sempre per lo stesso motivo però è difficile, in quanto raccapezzarsi, dare una continuità temporale logica rappresenta una sfida visto che Stern non ha avuto, almeno fino alla fine degli anni ‘50, una vita quieta, perché è passato per una guerra in cui è stato testimone e protagonista di tanti eventi. E poi, nel parlare di un autore, se dire della sua vita ha un senso, visto che la sua produzione la ricalca, è anche indispensabile porre l’accento sulle sue caratteristiche di uomo, che in questo caso si riflettono completamente nel Rigoni narratore. Da ciò risalta l’amore per la natura, la consapevolezza di esserne un umile parte e proprio per questo il profondo rispetto per la stessa. Per Mario Rigoni Stern non esistono alberi, ma gli alberi, cioè vegetali con proprie caratteristiche che oserei quasi definire personalità, così come gli animali non sono solo esseri viventi di rango inferiore, sono creature da amare. E questo amore viscerale per la natura si riscontra in tutte le sue pagine, anche quelle tragiche, come nel caso della ritirata in Russia durante la quale, nonostante le difficoltà, il freddo, la fame, la sofferenza riesce a trovare anche il tempo di ammirare queste enormi distese di neve, una neve che richiama alla memoria quella del suo altopiano. Non è che amando vegetali e animali sia però insensibile nei confronti degli uomini, dei suoi alpini che con sacrificio ha riportato a baita e di quelli che sono rimasti a dormire un sonno eterno nella steppa. Credo che per chi non ha mai letto nulla di Rigoni Stern, prima di passare ai romanzi e alle raccolte di racconti, sia di grande aiuto questa splendida biografia, perché è come ritrarre un’idea di quello che poi avrà il piacere di visionare, una sorta di guida che finisce con l’essere un invito ad accostarsi a questo grandissimo scrittore che ci ha lasciato nel 2008.
Da ultimo, in ordine cronologico e non di minore importanza, ci sono tre brevi saggi dell’autore; rappresentano una sintesi di quello che è stato, sia a livello letterario che personale, Mario Rigoni Stern. Troviamo così L’ Altipiano dei Sette Comuni e altre montagne, un affresco sul rapporto fra il narratore veneto e le nostre Alpi, Tra Col del Vento e Pian di Leguna, sulle tracce di Breve vita felice, dove Breve vita felice è un racconto che fa parte della raccolta Amore di confine, una prosa che riproduce un fatto veramente accaduto e per certi aspetti struggente, e infine quello che costituisce un ritratto di rilevante spessore, cioè L’etica civile di Mario Rigoni Stern, che fa ben comprendere la grandezza di un uomo che nulla fece per essere grande, perché lo era per sua natura.
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