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I giorni più belli
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Melosi, Giancarlo <1951->

I giorni più belli

Newton Compton, 2021

Abstract: Roma, 1520. La famiglia Di Segni è una delle tante che vivono a Roma nel serraglio degli ebrei, dove la sera si chiudono i cancelli e nessuno può più entrare né uscire. Michael, giovane capofamiglia, è già un valente cerusico specializzato nella cura delle malattie con rimedi a base di erbe, ma, a causa delle ristrettezze economiche, vive in una casa fatiscente insieme alla moglie Ruth e la loro piccola Ariela. Un giorno, Michael viene convocato dal banchiere Agostino Chigi detto il Magnifico, da tempo affetto da un male che lo tormenta, nonostante i tanti consulti di medici cristiani. Il potente e ricco mecenate vive nel fasto di Villa Chigi con la moglie Francesca Ordeaschi, ex cortigiana, e pur di guarire è disposto anche a passare sopra al fatto che il giovane sia ebreo. Mentre Michael viene fatto trasferire alla villa per stare notte e giorno vicino al malato, Ruth e la figlia rimangono da sole e ai limiti della sopravvivenza... E così, a poca strada dalla residenza dei Chigi, dove si sta organizzando la sfarzosissima festa dell’anniversario del matrimonio, per qualcuno le cose si mettono davvero molto male e Michael dovrà dimostrare tutta la sua capacità di medico e la sua determinazione, se vorrà un futuro per sé e per la sua famiglia...

Moderators: Valentina Tosi

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Nella Roma del XVI secolo vive e lavora come cerusico Michael De Segni, un giovane ebreo che con la famiglia abita, obbligatoriamente, nel serraglio, dove ogni sera vengono chiusi i cancelli e nessuno può più entrare né uscire fino alla mattina del giorno dopo.
La sua è un’esistenza in cui è presente, e lancinante, la consapevolezza di non essere uguale ai cristiani, di non poter avere le loro stesse libertà, e con il timore che, da un momento all’altro, vengano inasprite le regole a cui i giudei sono sottoposti. Michael non è un coraggioso, ma nemmeno un pavido e per lui, e soprattutto per la sua famiglia, è disposto a fare qualsiasi cosa per respirare aria di libertà. La sua vita è una continua avventura, rischiando perfino di essere condannato a morte per un delitto che non ha commesso, uscendo dalla pericolosa situazione per il cosiddetto rotto della cuffia. E’ un uomo onesto, stimato anche da cristiani che sanno distinguere le qualità indipendentemente dalla razza e dal credo religioso, tanto che lo aiutano, nei momenti particolare difficoltà, come in occasione del famoso, e famigerato, sacco di Roma. Con il trascorrere degli anni il racconto inizia ad assumere il sapore di una saga familiare, in cui sempre presenti, e sicuro punto di riferimento, sono Michael e la moglie Ruth; così assistiamo alla morte per peste dell’unica figlia Ariel e di suo marito, che lasciano i loro due bambini, il maschio Nathan e la femmina Devora. Ma se la seconda si dimostrerà una nipote su cui fare sicuro affidamento, il primo, irretito dalle prediche di alcuni gesuiti rinnegherà la sua religione, diventando a sua volta gesuita e arrivando al punto di perseguire i familiari onde ottenere la loro conversione. E per fortuna che Michael, Ruth e Devora, in cerca di quella libertà che avvertono come un diritto inalienabile, fuggono da Roma, per rifugiarsi a Pitigliano, ai confini del papato, e da lì riparare a Livorno, oltre questi confini, e quindi al sicuro, in una terra in cui non esistono differenze per razza o religione.
Al di là della vicenda, caratterizzata da numerosi eventi, mi sembra che l’intenzione dell’autore sia stata quella di rivendicare per gli ebrei una condizione di equaglianza con gli altri, dimostrando al riguardo un particolare odio per la chiesa cattolica che, imputandoli per la condanna a morte del Cristo, li perseguitava con acredine e anche violenza. La scrittura è fluente, così che la lettura risulta facile e scorrevole, con una apprezzabile capacità di ricreare un’epoca e un’ambientazione, senza dimenticare che i personaggi storici e gli eventi di maggior rilievo sono veramente tutti accaduti, come appunto il sacco di Roma, descritto in modo appassionante, una serie di immagini che avvincono e danno risalto all’opera stessa.
Sinceramente è una delle poche volte che un libro va oltre le mie aspettative e questo è sicuramente un pregio, al punto tale che mi auguro che l’autore voglia provvedere a un seguito, visto che il romanzo finisce con l’arrivo della famiglia Di Segni in quella sorta di terra promessa che è la città di Livorno.

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