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Gli ultimi messaggi del Forum

Macaroni - Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli

Che in poco tempo in un paesino dell´Appennino ci siano quattro morti sospette è già di per sé una serie di eventi insolita, ma che poi si tratti di omicidi ha addirittura dell´incredibile. Il maresciallo dei carabinieri Santovito, esiliato lì per uno sgarro che probabilmente aveva a che fare con il fascismo all´epoca al potere, brancola nel buio e l´unica ipotesi che gli sembra plausibile è che si tratti delitti collegati a opera di una sola persona. Peraltro trova non poche difficoltà nel corso delle indagini a causa di una certa omertà che vede gli abitanti del paese tacitamente uniti. C´è chi qualcosa sa, c´è chi certamente sa molto, come il parroco di un vicino paese, ma sta di fatto che nessuno vuole parlare. E´ questo silenzio, è questa diffidenza che soprattutto fanno andare in bestia il tutore della legge che si mette a fare la voce grossa, ma che soprattutto cerca di entrare nella psicologia degli abitanti, fra i quali ci sono una contessa che fa una vita ritirata, c´è una sua bella cameriera che fa girar la testa agli uomini e particolarmente all´appuntato dei carabinieri, c´è Bleblè il compagno del maresciallo al tavolo delle carte in osteria, insomma un campionario di varia umanità in cui troveremo due delle vittime, mentre le altre due, un parroco e il precedente maresciallo dei carabinieri, sono già cadaveri a inizio romanzo.
In realtà c´è qualcosa che sembra accomunare gli assassinati che per un motivo o per l´altro sono stati in Francia, dove i nostri emigranti (un tempo eravamo noi a cercare di scappare dalla miseria) erano chiamati dai locali Macaroni, anzi Macaronì, con l'accento sulla i.
Sarà un´indagine difficile, legata a un paio di fatti accaduti molti anni prima, tanto che per buona parte del libro ricorrono capitoli flashback, però molto ben inseriti, tanto che non danno fastidio e anzi si fanno apprezzare, però, come in ogni giallo che si rispetti, nella partita combattuta fra la legge e il colpevole questo finirà con il soccombere con una conclusione forse imprevedibile, ma perfettamente logica.
Con Macaronì abbiamo a che fare con un poliziesco che non scimmiotta le analoghe produzioni americane, ma che è strettamente legato al nostro paese, con ambientazione nostrana e protagonisti che sono schiettamente italiani. Non ci saranno scene di violenza, inseguimenti e sparatorie, ma l´atmosfera tesa di un paese che scopre dentro di sé un assassino e che pur tuttavia non vuole ammetterlo è resa in modo splendido.
E´ proprio per questo che la lettura, assai piacevole, è senz´altro consigliata.

Delitto impunito - Georges Simenon

Elie è uno studente lituano, molto povero, che studia matematica a Bruxelles e che vive in una pensione dove da tempo è instaurato un ordine chiuso e proprio per questo a maggior ragione gradito a lui che, brutto e goffo, non riesce ad accettare la sua condizione L´arrivo di un nuovo pensionato, Michel, rumeno ed ebreo come Elie, ma di eccellenti condizioni economiche, finisce con il turbare la realtà immobile, a spezzare l´apparente equilibrio di un individuo la cui povertà non è causa del suo malessere. E allora occorre ripristinare l´ordine precedente, ed Elie macchina, macchina finché arriva a una soluzione. Mi fermo qui, perché trattandosi di un noir andare avanti significherebbe privare il lettore del piacere della scoperta e di scoperte non ne mancano, con due clamorosi colpi di scena.

Simenon allestisce un romanzo in cui l´analisi psicologica dei personaggi è preponderante, tanto che che è solo grazie a essa che si possono comprendere le origini di certi comportamenti; in questo campo l´autore belga è indubbiamente assai bravo e così anche in Delitto impunito ci fornisce una visione approfondita di un personaggio complesso quale Elie che detesta quegli individui che hanno ciò che lui desidera possedere, ma che non ha, arrivando al punto di odiarli. Per il resto è un libro con una trama molto ben congegnata che si legge con grande piacere e che se non può definirsi un capolavoro, è pur tuttavia un´opera eccellente scritta nel periodo in cui il suo autore viveva negli Stati Uniti e infatti la seconda parte si svolge in quella nazione.

Imperatrix - Edgarda Ferri

Dopo aver letto questo libro occorre riconoscere a Edgarda Ferri un´ulteriore capacità e cioè quella di scrivere un´opera in presenza di notizie biografiche limitate. Sì, perché Flavia Giulia Elena, madre di Costantino, è un personaggio di cui non si sa molto, nel senso che le fonti sono poche e tutte legate alla figura del ben più noto figlio. Le origini, invece, sembrerebbero acclarate ed erano senz´altro umili, in quanto di professione stabularia, cioè locandiera dell´epoca, ma considerata, grazie anche ai buoni uffici della Chiesa cattolica, una buona donna, un´eccezione, vista la cattiva fama di chi svolgeva quel lavoro. Fu inoltre artefice del ritrovamento della Croce del Cristo durante un pellegrinaggio in Terra Santa e anche per questo venne santificata, fermo restando che il maggior pregio era l´aver messo al mondo colui che non solo agli inizi legittimò il diritto dei cristiani di professare liberamente la propria religione, ma che poi la consacrò religione ufficiale dello stato. Nell´impossibilità di scrivere un´accurata biografia, Edgarda Ferri ricorre, per introdurre l´argomento, a un artificio, alla scena di un pittore, Piero della Francesca intento a dipingere un affresco nella cappella del coro di San Francesco ad Arezzo mentre discute con un frate dell´oggetto dell´opera, il famoso polittico della leggenda della vera Croce, dove compaiono, fra altri, sia Costantino che Elena. Un po´ poco, si potrà dire, e non si sbaglierebbe, e allora Edgarda Ferri, nel mentre con le scarne notizie su Elena imbastisce un racconto, ricorre alle risultanze storiche per descrivere l´epoca, i protagonisti delle lotte intervenute dopo le dimissioni dell´imperatore Diocleziano nel contesto della tetrarchia in cui era stato diviso l´immenso impero romano, fra le quali non poteva mancare quella fra Costantino e Massenzio, da tutti ben conosciuta nella conclusione con la battaglia di Ponte Milvio e il famoso prodigio della Croce in cielo "in hoc signo vinces".
In questa coesistenza, che spesso si intreccia, fra romanzo storico e saggio storico si snoda il lavoro di Edgarda Ferri e riesce a interessare il lettore che se arrivato all´ultima pagina forse non ha appreso molto sulla figura di Elena, però di certo ha le idee un po´ più chiare del periodo confuso della tetrarchia.
Si potrà obiettare che Edgarda Ferri ha scritto di meglio, ed è vero, però con lo scarno materiale a disposizione ha fatto molto e questo è senz´altro il pregio che dobbiamo riconoscerle per questo libro.

La casa dei notabili - Amira Ghenim

Un romanzo ricco di eventi che si intersecano abilmente l'un l'altro. Uno stesso fatto viene presentato dal punto di vista di 11 personaggi ognuno dei quali si rivolge in prima persona ad un altro. Nel frattempo si dipana la loro storia personale che tiene incollati nella lettura. Amira Ghenim ha sapientemente illustrato fatti crudi alternandoli a credenze popolari con leggera ironia. Le tematiche sociali affrontate sono molte ma ben contestualizzate. C'è un unico personaggio realmente esistito, Taher al Haddad, al quale va il merito del cambiamento della situazione della donna in Tunisia.
È ben scritto ma soprattutto tradotto benissimo. La struttura della trama è complessa con salti temporali che possono sviare ma l'albero genealogico inserito all'inizio aiuta molto. La lettura è piacevole, la concentrazione rimane alta fino alla fine.

Malastagione - Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli

Un bracconiere sta in attesa della preda, un cinghiale commissionatogli dalla trattoria locale, ma quando questa arriva ed è a portata di un colpo sicuro, non riesce a premere il grilletto perché la bestiaccia ha in bocca qualcosa che si rivela essere un piede umano. Inizia così Malastagione, un romanzo giallo scritto da una coppia affiatata, e cioè il cantautore Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli. E´ ambientato sull´Appennino emiliano, a Casedisopra, tutto attaccato, mentre esiste un Case di Sopra presso Castelnovo de´ Monti e nulla vieta che si tratti della stessa località. L´ambiente naturale e le stesse genti che lo abitano fanno da palcoscenico e attori di questa rappresentazione, in cui la fantasia non manca, ma senza eccessi, nel senso che la trama, ben congegnata, scorre sotto gli occhi lettore come un fiume tranquillo. Peraltro i due narratori sono capaci di avvincere senza angosciare il lettore, privilegiando a scene di violenza o truculente una cronaca nera che sembra smorzare le tensioni in un paesaggio montano rassicurante e perfino idilliaco. Il personaggio principale è il detective di turno, vale a dire l´ispettore della forestale Marco Gherardini, detto Poiana, capace di indagare con rigorosa logica; intorno a lui si affannano tanti altri attori, ognuno con caratteristiche ben definite, anche se la descrizione psicologica resta in superficie. Così si va dalla ragazza di città ribelle, Francesca Bordini, che instaura anche una storia amorosa con l´ispettore, al vecchio bracconiere Adumass, e non sto a elencarli tutti, per ovvi motivi di spazio. Come ogni giallo che si rispetti ci sono dei morti ammazzati e ovviamente chi ha commesso questi omicidi e che alla fine sarà assicurato alla giustizia. I due narratori sono bravi a confondere le acque, a far balenare una motivazione dei delitti che si rivelerà poi sbagliata, sostituita da un´altra di ineccepibile logica. Il piccolo mondo di paese, una comunità montana, l´Appennino con le sue basse cime, ma popolato da tanti animali sono tutti elementi che rientrano nel mio apprezzamento; anche la trama nel complesso mi ha soddisfatto, così come una certa ironia che affiora qua e là, una vera e propria chicca. Di certo non mi aspettavo qualcosa di particolarmente profondo, e così è stato; comunque per per trascorrere piacevolmente un po´ di tempo Malastagione è senz´altro adatto.

Il ghostwriter - Robert Harris

Ho già scritto in una precedente recensione che Robert Harris alterna romanzi veramente riusciti ad altri più modesti; è stato così per V2 e per Archangel, lavori indubbiamente di impegno, ma in cui l´autore non è riuscito a concretizzare in modo convincente la sua notevole creatività, complicando storie che, se fossero state più semplici, sarebbero riuscite senz´altro meglio.
E´ anche questo il caso di Il ghostwriter, nato da un´idea indubbiamente originale, con un ghostwriter che viene assunto con lo scopo di completare le memorie di Adam Lang, il premier inglese più longevo, ma anche più controverso dell´ultimo mezzo secolo. Purtroppo per scrivere deve sapere e per sapere deve fare domande, così che scopre parecchi segreti, molti di più di quelli che il politico vuole rivelare, segreti che devono rimanere tali per non alterare gli equilibri mondiali al punto che hanno il potere di uccidere.

E´ una vicenda che parte quasi in sordina, ma poi ha degli sviluppi imprevedibili che dovrebbero costituire l´attrazione di quello che a tutti gli effetti, fino all´ultima pagina, si rivela essere un thriller, con la partecipazione nell´ombra della CIA, impegnata a conservare l´egemonia mondiale degli Stati Uniti.
Il tema, quando la trama diventa più scottante ed enigmatica, assume caratteristiche di un qualcosa di non ben definito e lascia spazio a tante ipotesi in cui è facile perdersi; il romanzo presenta queste caratteristiche, che possono essere un pregio se condotte con mano sicura e invece un difetto se chi scrive non ha le idee ben chiare di quel che intende fare e soprattutto di come farlo. La stessa complessità la si trova anche nel film L´uomo nell´ombra tratto dal libro (regia di Roman Polanski e Orso d´Argento al Festival di Berlino), ma lì c´è la possibilità di vedere scene d´azione, magari ci si lascia attrarre da una suspense marcata che nell´opera cartacea non è ricreata con particolare abilità, proprio perché la vicenda è troppo complicata e, fra l´altro, ha dei passaggi che tendono un po´ a disorientare quando finalmente si è creduto di aver capito tutto. Insomma, per farla breve, pur considerando il romanzo meritevole di lettura come svago, posso concludere che Harris ha scritto di meglio. Quindi è inutile attendersi chissà che cosa, meglio accontentarsi di sapere che può far trascorrere un po´ di tempo alla ricerca di una soluzione del thriller che tuttavia non può essere considerata del tutto logica.

Dove vola la polvere - Nguyễn Phan Quễ Mai

Quanto mi aveva entusiasmato Le montagne che cantano, tanto mi ha deluso Dove vola la polvere. Intendiamoci, non è che questo libro sia scritto male, ma è che la trama e soprattutto il tocco di grazia del primo non sono riscontrabili nel secondo, con una storia più convenzionale e, soprattutto, con quel profumo d´oriente e di pulito che si è smarrito. Non è la prima volta che nella produzione letteraria di un autore a un´opera di rilevante livello ne segue una più modesta, per quanto ancora accettabile. Va dato atto alla narratrice che si è impegnata a parlare delle conseguenze di una guerra che non guardano in faccia nessuno, né il vincitore, né il vinto. Però se questo è un argomento particolarmente caro agli americani, il cui impegno in Vietnam è costato sangue e dolore, per non parlare delle nevrosi dei reduci, si è persa quell´atmosfera del primo libro; infatti lì la famiglia era al centro di tutto e non a caso esprimeva una filosofia con molta probabilità tipicamente orientale, in forza della quale una vita è possibile dopo la morte se si resta nel ricordo di qualcuno, il che fa apparire ciascun membro di una famiglia come un anello indissolubile di una lunga catena che è fatta di nascite e morti, ma che è anche una traccia evidente di quanto siamo stati, mai inutili e sempre necessari. Purtroppo, complice la trama, si è persa l´atmosfera, è venuto meno quel misticismo che è possibile raggiungere in unione con la natura e perfino lo stile, prima snello, ma non povero, ne ha risentito, con una scrittura più americana che asiatica.
Il libro si può senz´altro leggere, potrà anche piacere, ma l´inevitabile confronto con il precedente lo vede soccombente.

L'inferno di Treblinka - Vasilij Grossman

Vasilji Grossman durante la seconda guerra mondiale fu un corrispondente di grande popolarità, i cui reportage erano pubblicati sull´organo ufficiale dell´Armata Rossa Krasnaja zvezda (Stella rossa). Nell´ambito di questo incarico scrisse nell´autunno del 1944 L´inferno di Treblinka, subito dopo la liberazione del campo, grazie alle testimonianze dei pochissimi superstiti, degli abitanti del circondario e addirittura delle stesse guardie.
Treblinka era il vero e proprio campo della morte, in cui gli ignari ebrei entravano per essere pressoché immediatamente eliminati. In questo senso era una struttura perfetta, perché impostata come un ciclo produttivo, quello che oggi viene definito un macello o mattatoio, ma in cui vengono soppressi solo animali. Lì invece erano esseri umani, a cui con una diabolica perversione era paventata l´orribile fine gradualmente, facendo sorgere il sospetto passo dopo passo fino ad arrivare alla certezza degli ultimi metri. Percorrevano un viale senza ritorno, nudi, verso le camere a gas, ma lungo il percorso c´era chi si divertiva a usare altri metodi, come martellate sul cranio, o aizzando cani feroci che dilaniavano le carni.
Si inorridisce, ovviamente, perché si sa che non è un romanzo di fantasia, ma è la verità; ci si preoccupa anche perché Treblinka è il risultato di una politica dello sterminio nata in uno stato che avrebbe dovuto essere civile, che non avrebbe dovuto partorire simili aberranti idee, né mettere al suo servizio individui che nel commettere il crimine facevano emergere anche le loro folli inclinazioni, tendenze omicide che venivano incentivate, anziché essere condannate.
Sarebbe troppo comodo dare la colpa solo a Hitler, perché il dittatore senza il supporto di molti altri nulla avrebbe potuto fare e questi molti altri si erano costruiti una filosofia della superiorità che consentiva loro di considerare quelli diversi da loro delle bestie, quando invece le bestie erano quegli uomini che nel teorizzare una razza superiore dimostravano con i fatti tutta la loro enorme inferiorità.
A Treblinka venne eliminato un numero imprecisato, ma notevolissimo di uomini, donne, bambini, esseri umani accomunati dalla stessa religione.

Comunque, alcuni degli addetti alla bassa manovalanza, costretti a collaborare con le SS, certi che prima o poi sarebbero stati uccisi, decisero di ribellarsi, dando vita a un comitato che con un po´ di fortuna si procurò le armi dallo stesso deposito del campo e il 2 agosto del 1943 scoppiò la rivolta, che ebbe successo, anche se i ribelli, fuggiti nelle campagne circostanti, furono braccati ed uccisi, tranne un piccolo gruppo. Da allora Treblinka cessò di funzionare e si fece di tutto per cancellarla in modo che non rimanesse traccia, un´operazione impossibile, perché non si poteva costringere al silenzio chi era sopravvissuto. E poi, nonostante il ricorso ai forni crematori, troppi erano ancora i cadaveri sotto terra e bastava scavare, di qua e di là, per rendersi conto dell´orrendo scempio.
Grossman è bravo, e questo già lo si sapeva dagli altri suoi libri, ma in questo mette una partecipazione che è contagiosa, tanto che scorrono davanti agli occhi le immagini dell´orrore, un vero e proprio pugno nello stomaco che si contorce fino alla fine delle, per fortuna, solo 79 pagine.

Francesco e Isabella - Luca Sarzi Amadè

Che Francesco II Gonzaga e Isabella d´Este siano stati due personaggi di tutto rilievo nell´Italia del Rinascimento è ormai da tempo assodato e tutti gli storici sono concordi al riguardo, anche Luca Sarzi Amadè che ha dissertato di queste due eminenti figure con questo libro che a tratti potrebbe sembrare un romanzo storico, ma che per la completezza delle informazioni, gli approfondimenti assai frequenti ha più le caratteristiche di un saggio storico, scritto però con una scorrevolezza e una capacità di attrazione che è propria normalmente della narrativa. I due personaggi sono completamente diversi, lui

un uomo d´armi che ama anche la bellezza dell´arte, restando tuttavia in superficie, lei una gran dama, letterata, colta, conscia di essere in grado, nonostante il suo sesso, di essere la protagonista di un´epoca; ma la diversità in due figure che sono l´emblema di un´epoca fa sì che si integrino, così che lui si lascia consigliare da lei e lei supplisce al pragmatismo del marito con le sottigliezze di una politica consumata.
E´ grazie a Francesco e a Isabella se Mantova diventa una delle grandi capitali europee e non muore nei miasmi della palude di una pianura altresì gratificante di messi ubertose.
Luca Sarzi Amadè riesce a mettere bene in luce queste differenze che tuttavia non stridono, anzi diventano complementari per accrescere il prestigio del marchesato e per difendere la propria libertà in un´epoca in cui i grandi regni cercavano di divorare anche le piccole signorie, come appunto Mantova. Tuttavia la loro storia, per quanto ben descritta, non porterebbe a comprendere la loro importanza se non fosse inserita perfettamente in quel contesto storico, se non emergessero altre figure, direttamente o indirettamente collegate ai Gonzaga, e allora è un continuo susseguirsi di personaggi del tempo, fra i quali, solo per citarne alcuni, Leonardo, Raffaello, Mantegna, Ludovico Ariosto, Baldassarre Castiglione, tutte figure che escono dalle tenebre del passato e che illuminano con la loro luce i due protagonisti. E´ bravo l´autore, però a volte si lascia prendere la mano e fa cadere in un vortice di personaggi, beninteso tutti interessanti, ma che complicano un po´ la lettura, rischiando di perdere il filo. E´ l´unico appunto a un´opera la cui completezza è indubbiamente notevole e la cui lettura permette non solo di conoscere meglio Francesco e Isabella, ma anche di comprendere i meccanismi, il senso logico di quella grande epoca che è stata il Rinascimento.

Conclave - Robert Harris

Dopo l´ultima pagina, nei ringraziamenti, Robert Harris precisa opportunamente che, all´inizio delle indispensabili ricerche per scrivere il romanzo, di aver chiesto e di aver ottenuto il permesso per visitare i luoghi in ci si svolge il conclave; aggiunge inoltre di aver avuto conversazioni con diversi eminenti cattolici per poter avere ulteriori notizie, senza dimenticare le opere di altri autori in proposito e che cita testualmente.
In effetti il lavoro preparatorio deve essere stato molto intenso perché nel libro si ha netta l´impressione di essere presenti a un conclave e che, al di là della trama di fantasia, tutto il resto corrisponda a realtà, un risultato indubbiamente notevole ed encomiabile.
Quando muore un pontefice c´è una procedura particolare per eleggere il suo successore e questa è il conclave e il romanzo del resto inizia con l´intervenuto improvviso decesso del Santo Padre e di conseguenza, una volta terminato il periodo per le esequie, con l´avvio della procedura per l´elezione del successore, compito del cardinale decano, l´italiano Lomeli. Inizia così una fase in cui si confrontano opposte fazioni per arrivare a designare il vincitore delle votazioni, il tutto senza esclusione di colpi. Premetto che ne accadono di tutti i colori, già dall´inizio con l´aumento di una unità dei cardinali votanti, a seguito dell´arrivo dell´arcivescovo di Bagdad, Benitez,nominato cardinale in pectore dal defunto pontefice.

I colpi bassi non mancano, ma Lomeli è un uomo che ama la verità e che persegue con ogni mezzo, visto anche che non ha ambizioni per diventare Santo Padre, ma poco mancherà che lo diventi.
Ad uno ad uno i candidati che sembrano prossimi a giungere al risultato cadranno, vittime di loro segreti inconfessabili, e non mancano fattori esterni, quali un´autobomba che esplode poco lontano dalle mura vaticane e altri attentati indirettamente rivolti alla Chiesa cattolica che provocano numerosi morti.
Eppure lo Spirito Santo finisce con lo scendere sul capo dei cardinali votanti e alla fine ci sarà un plebiscito per un nome nuovo, una persona indubbiamente meritevole, molto pia e degna di rappresentare l´Istituzione della Chiesa Cattolica. Si tratta di un uomo del tutto privo di difetti, tranne uno...
Il romanzo si legge come un thriller, anche se di morti ammazzati non ce sono, ma è anche vero che le parole a volte possono ferire più di una spada.
L´abilità di Robert Harris è fuori discussione e il libro si legge quasi tutto d´un fiato, avvincendo dalla prima all´ultima pagina..

L'insostenibile leggerezza dell'essere - Milan Kundera

Romanzo assolutamente anomalo, tanto che mi chiedo se si possa davvero definirlo tale. Plot narrativo esiguo. Una voce narrante che, ogni tanto, descrive e commenta pensieri e azioni dei protagonisti ma che rimane sempre estranea alle vicende. Romanzo difficile da incasellare in qualche categoria: psicologia, filosofia, ambientalismo, eros e Storia occupano la maggior parte della narrazione. Attraverso le storie dei 4 protagonisti l'autore riflette sul senso dell'esistenza umana, sulla politica e sull'amore procedendo per contrapposizioni: leggerezza vs. pesantezza, anima vs. corpo. Certo, una lettura non proprio di facile comprensione. Ma tant'è, qualcuno l'ha anche detto: Kundera è un filosofo prestato alla letteratura.

Invito a una decapitazione - Vladimir Nabokov

Questo libro non è per tutti, ma ciò non vuol dire che non sia un capolavoro. Certo, bisogna essere il lettore giusto - quello che predilige il surreale, l'assurdo, la forma ai contenuti, che la trama è un aspetto a volte secondario. Insomma, bisogna avere il gusto per lo strano.
Per me è stato un viaggio - sognante, tetro, allucinante, ridicolo - attraverso… difficile a dirsi. Invito a una decapitazione è un libro in cui c'è tutto. È il libro in cui chi cerca trova. I suoi contorni sfumati non sono né una svista né un'esagerazione, sono esattamente ciò che lo rende eterno. Parla a chi è pronto ad ascoltare, ma non smetterà mai di parlare, di sussurrarci i suoi dubbi, le sue paure, il suo tormento psicotico. Un libro su cui non si può esaurire la riflessione.

Le ricette perdute del ristorante Kamogawa - Kashiwai Hisashi

3/5
Libro piacevole, con invitanti descrizioni di piatti giapponesi. Scorrevole e di semplice lettura, ma un po' ripetitivo dato che ogni capitolo presenta le stesse situazioni (un uomo/una donna trova lo sconosciuto ristorante Kamogawa, ne assaggia i piatti, richiede un'indagine su un piatto che ha segnato il suo passato, il piatto viene trovato e ne viene raccontata la storia).

La grande caccia - Ben Pastor

Continuano le avventure di Elio Sparziano, con un nuovo episodio, che, se non vado errato, è il quinto della serie. Questa volta è incaricato dall’imperatore Galerio di trovare un tesoro; si tratta dell’oro dei Maccabei e proprio per questo motivo lo storico, nonché soldato, percorre le strade della Palestina del IV secolo d.C., incontrando località che sembrano uscite dalle pagine dei Vangeli. Al riguardo l’abilità di Ben Pastor, nelle accurate descrizioni e ambientazioni, è a dir poco straordinaria; si respira proprio un’aria di altri tempi e non ci si meraviglierebbe di incontrare colui che fu chiamato il Messia, all’epoca non più su questa terra da circa quattro secoli.
In ogni caso ci troviamo di fronte come sempre a un thriller, che è stato abilmente confezionato, come del resto i precedenti. Se lo scopo di questa nuova missione è la ricerca del tesoro, ufficialmente invece Elio Sparziano è lì in Palestina per censire i cristiani e riconvertirli alla religione ufficiale. Già i due incarichi si presentano complessi, ma c’è un’ulteriore difficoltà, perché al tesoro dei Maccabei mira anche Costantino, notoriamente ambizioso e pronto a succedere sul trono. C’è quindi la concorrenza di Elena, madre appunto di Costantino, femme fatale e priva di scrupoli, che sta brigando non poco per arrivare per prima a mettere le mani sull’oro. Ed è proprio la ricchezza e il desiderio di impadronirsene il motore di questa storia, punteggiata di morti misteriose e in cui sono presenti inganni, ma anche fedeltà, nonché il coraggio di chi è disinteressato, ma opera per l’imperatore, sempre al servizio di Roma.
Non vado oltre, un po’ perché la vicenda è particolarmente intricata e correrei il rischio di dovermi dilungare eccessivamente, un po’ perché privare il lettore del piacere della scoperta significherebbe attenuare l’attrazione del libro, che non è poca, anzi è notevole. Se la Terra Santa è descritta con abilità, se sembra di essere spesso presenti alla vicenda, elementi ovviamente positivi e qualità proprie di Ben Pastor, tuttavia devo lamentare una certa lunghezza; 664 pagine infatti non sono certo poche ed è pressoché impossibile mantenere un ritmo costante così a lungo, tanto che a volte, magari per una certa pedanteria nel parlare di un panorama o nel descrivere anche usi e costumi, si viene a instaurare una certa pesantezza che, senza nulla togliere al piacere della lettura, tuttavia induce a fare in fretta, quasi a sorvolare su alcune pagine. Per farla breve, forse sarebbe stato meglio se l’opera fosse risultata meno corposa, perché la gradevolezza sarebbe risultata senz’altro superiore.