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Gli ultimi messaggi del Forum

L'arciere di Azincourt - romanzo di Bernard Cornwell

Il 25 ottobre 1415, nel contesto della guerra dei cent’anni, avvenne una battaglia nella piana di Azincourt, non molto lontano da Calais, fra le inferiori numericamente truppe inglesi comandate dal re Enrico V e ll poderoso esercito francese condotto da Carlo duca d’Orleans, Giovanni duca di Borbone e Giovanni duca di’Alençon. Non fu uno scontro decisivo in ordine allo svolgimento della guerra, ma viene ricordato perché gli inglesi, stanchi, a corto di viveri e minati da un’epidemia di dissenteria, ebbero ragione dei ben più numerosi e riposati francesi. Diverse sono cause di questa disfatta, in parte dovute al terreno su cui si svolse lo scontro (un vero e proprio pantano in cui si dibatterono fra mille difficoltà le truppe d’oltralpe dotate di pesanti armature), in parte agli abili e micidiali arcieri inglesi, che grazie anche ai loro particolari archi, fecero scempio della temutissima cavalleria nemica. Dato il risultato eclatante parecchi artisti ne parlarono con le loro opere, come in campo teatrale Shakespeare con il suo Enrico V, oppure, in campo cinematografico Laurence Olivier e Kenneth Branagh con le due pellicole dal medesimo titolo (Enrico V). Inoltre i saggi storici sono assai numerosi e analizzano compiutamente e da diversi punta di vista la campagna militare di Enrico V in Francia.
Bernard Cornwell, autore di rango di diversi romanzi storici, non poteva esimersi dal parlare di questa battaglia e l’ha fatto con un romanzo, che pur seguendo rigorosamente l’effettivo svolgimento della vicenda, propone un testo di una fantasia per niente campata in aria, con la figura di Nikolas Hook, arciere di umili origini che per salvarsi da una condanna a morte parte come mercenario per difendere Soissons, città francese dominata dal duca di Borgogna. Inizia così una trama notevolmente coinvolgente e che avvince sempre di più, pagina dopo pagina. Da lì si sviluppa una vicenda in cui predominanti sono le armi e che vede il giovane Hook fare carriera, esclusivamente per meriti militari; non manca - ed è giusta la scelta per stemperare le violenze – una tenera storia d’amore fra l’arciere e la figlia di un cavaliere nemico.
Le capacità dell’autore sono indiscutibili, in grado quasi di stregare il lettore che inconsciamente vede formarsi dinanzi a sé le immagini di una battaglia estremamente sanguinosa, con vere e proprie cataste di morti, con personaggi che hanno tutta l’aria di essere autentici.
Insomma, se uno vuol passare con piacere il suo tempo libero non ha da far l’altro che acquistare questo libro e può esser certo che i 9 Euro del prezzo di copertina saranno soldi spesi bene.

Gotico rurale - Eraldo Baldini

Nei primi anni del dopoguerra, quando ero ancora un bimbetto, capitava che in estate, ogni tanto, andassi con i miei genitori dagli zii che abitavano in campagna per fare il fine settimana, una villeggiatura alla buona, l’evasione dalle mura cittadine per un’immersione nella natura. Mi piaceva, ma amavo soprattutto stare alla sera, dopo cena, sotto il portico con questi miei parenti e i loro vicini, persone che intessevano una conversazione che sfociava inevitabilmente nella narrazione di qualche leggenda, fatta di morti che ritornavano a vedere i vivi, di spiriti burloni che assalivano chi passava quando era buio davanti al cimitero e che spogliavano le donne, soprattutto quelle giovani. Io ascoltavo, sgranavo gli occhi e credevo a tutto quello che dicevano, al punto che a letto, nella notte, mi sembrava di udire i passi degli spettri. Eraldo Baldini, che ha pochi anni meno di me, nativo in Romagna, territorio un tempo a notevole vocazione agricola, deve aver sentito anche lui da infante o poco più storie analoghe a quelle che ascoltavo dagli zii e deve esserne rimasto impressionato al pari di me, al punto però, diventato adulto, dal prendere come spunto le leggende rurali per dare vita a una narrazione specifica, un gotico che però non è drammatico, ma comunque inquietante, perché appare ben più probabile. Come primo contatto con questo autore ho scelto una sua raccolta di racconti intitolata Gotico rurale, dodici prose in cui Baldini mette in mostra la sua indubbia creatività, pur rimanendo strettamente osservante di quelli che erano gli usi e i riti di una civiltà contadina da tempo scomparsa. Le credenze e le superstizioni sono presenti in queste righe ed erano tipiche di un certo mondo, strettamente connesso alla natura, quasi sempre benigna, ma talvolta feroce, con il cristianesimo che non riusciva a sradicare il paganesimo, ma anzi ne subiva gli influssi. Si potrebbe dire che come si invocavano i santi, per scaramanzia si evocavano anche i principi delle tenebre, i gorghi del fiume dal quale uscivano le mani di un mostro per ghermire chi stava sulle sue rive o il tuono del temporale che era la voce del diavolo in carrozza. Dodici racconti e come sempre ce ne sono di più o meno riusciti, e tralasciando questi ultimi, mi è d’obbligo fare un breve cenno a quelli che più mi sono piaciuti, come La collina dei bambini, che ha un fondamento nella Crociata dei bambini avvenuta nel lontano 1212; A lume di candela è forse il più inquietante, con una punizione, a distanza di anni, di chi avrebbe potuto salvare una persona e invece non l’ha fatto. Ma se Chi vive nel grande olmo? gioca tutto sulla superstizione con un evento che si rivelerà del tutto naturale, Foto ricordo è spiazzante nel suo orrore, nella capacità dell’autore di sovvertire la natura umana, con una candida vecchietta che si rivela un autentico mostro. E che dire di Nella nebbia, con il paesaggio caratteristico delle valli del Po, di per sé misterioso, e che diventa tenebroso con il calare delle nebbie?
Insomma, il mio consiglio è di leggere i racconti di questo libro, perché sarà un modo di trascorrere il tempo libero più che piacevolmente.

Miss Marple: Nemesi - Agatha Christie

Miss Jane Marple è con Hercule Poirot il personaggio più famoso dei romanzi e dei racconti gialli di Agatha Christie. Si tratta di una vecchietta all’apparenza del tutto uguale ad altre donne della stessa stessa, con la passione per l’osservazione degli uccelli, il giardinaggio, i lavori a maglia; non è sposata, le piace cucinare i dolci e bere il il tè con le amiche. Tuttavia nasconde un’insolita dote, un fiuto ineguagliabile per risolvere omicidi anche di notevole complessità.
In Nemesi, cioè la personificazione della giustizia, soprannome che le ha dato un ricchissimo ed eccentrico inglese, Jason Rafiel, unitamente al quale è riuscita a evitare un omicidio ai Caraibi, si trova all’improvviso beneficiaria di un cospicuo lascito; appunto Jason Rafiel, malato da molto tempo, è deceduto e ha voluto ricordarsi di Miss Marple con una somma ragguardevole (ventimila sterline), per ricevere le quali c’è tuttavia una condizione, un obbligo da assolvere, e cioè indagare su un delitto, senza fornire altri elementi e perfino il nome della vittima.
Ha inizio così una trama piuttosto complessa, fatta come al solito a incastri che si vanno formando grazie a piccoli, ma importanti intuiti, sino a completare un puzzle chiarificatore.
In ciò Agatha Christie è senza dubbio maestra e piano piano miss Marple arriverà alla soluzione di ineccepibile logica, in un intreccio che per ambientazione, personaggi e creatività è uno dei più riusciti della giallista inglese. Certo il lettore apprezza lo svolgersi degli avvenimenti, è contagiato dal crescente desiderio della vecchietta investigatrice di arrivare a dipanare la matassa aggrovigliata di cui il de cuius ha fornito solo una piccola traccia, ma si farebbe un torto all’autrice se non si ponessero in rilievi elementi di valutazione di particolare pregio, quali la capacità di ricreare atmosfere che, per quanto inglesi e compassate, hanno il mistero del romanzo gotico, una costante presenza di una oscura minaccia che fa trattenere il fiato, con il timore anche che alla arzilla vecchietta possa accadere qualcosa di irreparabile.
Nemesi è semplicemente bello, tutto da leggere e da apprezzare.

Un disco dei Platters - Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli

La coppia Guccini – Macchiavelli ha dato vita a una macchina ben oliata con questi romanzi gialli appenninici, sia che l’investigatore sia l’ispettore della forestale Marco Gherardini, sia che si tratti del maresciallo dei carabinieri Benedetto Santovito. Gli ingredienti base sono ormai sperimentati: un paesino dell’appennino tosco-emiliano, all’apparenza quieto, ma dove ogni tanto accadono misfatti, con le origini di questi quasi sempre risalenti a episodi della seconda guerra mondiale, gente del posto piuttosto caratteristica, una ragazza affascinante e un investigatore ufficiale, vale a dire un maresciallo dei carabinieri incapace e borioso. In questo contesto avviene la ricerca del colpevole, una conclusione che risulta quasi sempre logica, ma che talvolta è come, si suol dire, campata in aria e questo è proprio il caso di Un disco dei Platters. Certo in ogni caso si tratta di una lettura non affaticante, spesso gradevole, ma trattandosi di narrativa gialla mi pare legittimo pretendere che il colpevole sia quello che ragionevolmente dovrebbe essere, e invece qui è uno che è altamente improbabile, tanto da avere l’impressione che, poiché il romanzo doveva finire, si sia cercato, anche annaspando, a chi attribuire ben quattro delitti, ed ecco allora l’invenzione di dare un nome a questo reo grazie a una confessione, anche se il buon maresciallo Santovito c’era arrivato per conto suo non si sa grazie a quale buona stella.
Per farla breve il romanzo è sicuramente leggibile, anche se non è di quelli di cui ci si ricorderà a lungo, ma il finale, beh del finale ho già detto abbastanza e non è mia intenzione infierire.

Bandiera bianca a Cefalonia - Marcello Venturi

Cefalonia è un’isola del mar Ionio sita a ovest delle coste greche, immediatamente a nord dell’isola di Zante ed è tristemente famosa per l’eccidio degli uomini della Divisione Acqui che vi erano di stanza dopo l’occupazione della Grecia nel corso della seconda guerra mondiale; il fatto avvenne a seguito della proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943, allorché le nostre truppe furono lasciate senza precise istruzioni se non quella di reagire a eventuali attacchi provenienti da forze diverse da quelle angloamericane. A Cefalonia i tedeschi intimarono la resa al generale Antonio Gandin, comandante della divisione che ordinò alle sue truppe di reagire, decisione presa non tempestivamente a causa dell’incertezza del comportamento da tenersi, ritardo che agevolò l’afflusso di nuove truppe tedesche a sostegno del locale presidio in origine molto modesto e che ingaggiarono battaglia con l’aiuto dell’aviazione. I combattimenti durarono otto giorni nel corso dei quali non pochi nostri militati caddero sul campo, mentre circa 6.500, dopo essersi arresi, furono trucidati e altri 1.300, imbarcati su navi da trasporto con destinazione i lager tedeschi, morirono a causa delle numerose mine che infestavano il mar Ionio.
Questa è la drammatica vicenda storica oggetto del romanzo di Marcello Venturi in cui il protagonista è il figlio del capitano Aldo Puglisi, una delle vittime dell’eccidio. Si reca a Cefalonia per visitare il luogo dove è morto suo padre, ma soprattutto per rintracciare due testimoni che l’aiutino a comprendere quello che accadde, per riannodare l’intera complessa vicenda. La narrazione si avvale di due diversi piani temporali, quello del figlio che cerca di ripercorrere quel che accadde, e quello del padre, testimone della sua stessa morte. Ne scaturisce un romanzo verità di grande impatto, drammaticamente bello, con un’efficacia largamente superiore a quella che avrebbe potuto avere un diario e che nel lontano 1963 contribuì, in modo determinante, a far conoscere agli italiani e agli europei una tragedia di cui altrimenti si avrebbe avuto solo un vago sentore. Venturi riesce a far convivere abilmente l’orrore di una guerra con la bellezza della natura, non ricorre a stratagemmi inventando improbabili eroismi, non cade mai nella retorica, è un racconto che sulle tracce anche di un amore mai confessato raggiunge vertici sublimi e ha scritto bene Sandro Pertini nella sua prefazione, con parole che meglio non avrebbe potuto trovare riferendosi al senso di pietà dell’autore e alla sua convinzione: “ Forse il vero, il grande colpevole, è da ricercare altrove, in questo spirito di violenza e di sopraffazione che, al di sopra di ogni frontiera geografica e ideologica, continua ancora ad armare la mano di nuovi assassini.” E’ con questa radicata e profonda persuasione che Marcello Venturi ha raccontato, senza odio, di un eccidio a cui ha guardato con animo dolente, riuscendo con la sua narrazione a consegnare ai lettori una vera opera d’arte.
Non aggiungo altro, un capolavoro non ne ha bisogno.

Sicilia sconosciuta - Matteo Collura

Ho visitato tutta l’Italia, alcune zone a grandi linee, altre più approfonditamente, ma dal conto è rimasta fuori la Sicilia, che non è mai stata in verità l’obiettivo di una mia escursione turistica, vuoi per la notevole distanza dalla mia residenza, vuoi perché mi sono detto che c’era sempre tempo. Purtroppo con il sopraggiungere di un’età più avanzata, con tutti i problemi di saluta che comporta, questo tempo che sembrava tanto è scaduto, così che temo che l’isola dei miei amati scrittori (la Sicilia ha dato i natali a tanti narratori di gran classe) rimarrà un sogno e pertanto dovrò accontentarmi di vederla in qualche documentario o di leggerne, come in questo libro di Matteo Collura, Sicilia sconosciuta, che è ben più di narrativa di viaggio.
Collura è indubbiamente bravo nel proporre i suoi temi e in più la sua origine è sicula, una garanzia sulla sicilianità dell’opera. Perché dico che non è un semplice cahier de voyage? Perché il volume non si limita a percorrere l’isola per un uso prettamente turistico, ma si propone con tanti itinerari insoliti di far emergere l’anima di questo territorio. Si scopre così che se la Sicilia è un’isola, è altrettanto vero che finisce con l’apparire un arcipelago di molte isole, tanto sono diverse le varie zone per caratteristiche naturali, ma anche per atmosfere, a volte ridenti, a volte cupe; abbiamo così una serie di ritratti del tutto lontani dai consueti stereotipi, in una coinvolgente descrizione di aspetti meno ridondanti, ma che sono questi sì emblematici di questo straordinario territorio. Basti pensare a tutte le bottegucce che a Palermo si affacciano sulla strada, estremità di abitazioni modeste, se non addirittura misere, in cui si propongono al passante delle leccornie da consumare passeggiando, così ben descritte da far venire l’acquolina in bocca, in un dedalo di aromi e di sapori che è tipico della città. Le tappe, se così vogliamo chiamarle e che richiamano un percorso a uso turistico, che proprio non lo è, sono talmente tante e le caratteristiche che contraddistinguono gli itinerari e le mete raggiunte sono tali per dimensione che è difficile ricordarle tutte e che impongono a chi volesse andare là la stesura preventiva di una sorta di giro della Sicilia, che non sia però un mordi e fuggi, perché si vedrebbe tanto senza capire.
La natura, stupenda, ovviamente è un biglietto da visita, ma è pur vero che è la cornice dove rilucono le chiese e i palazzi palermitani, il convento del Gattopardo a Palma di Montechiaro, i pastori delle Madonie, un mondo così vasto e vario da sorprendere e al tempo stesso da desiderare.
La Sicilia è natura, arte, cultura, perché non mancano, anzi sono presenti i suoi grandi scrittori, Pirandello, Sciascia, Bufalino, Tomasi di Lampedusa, solo per citarne alcuni, a sintomo di una terra che è stata fertile terreno per dei geni della letteratura, universali nei messaggi, ma particolari, territoriali nell’ambientazione delle loro opere.
Da ultimo una menzione particolare meritano le foto a corredo, eseguite con maestria da Giuseppe Leone, capace di cogliere, nel fissare sulla pellicola le immagini di paesaggi e di monumenti, l’essenza di quest’isola.
Non voglio e non posso dilungarmi, anche perché potrei essere necessariamente incompleto e allora non mi resta che caldeggiare la lettura di un libro piacevole, ma al tempo stesso veramente istruttivo.

L'amico ritrovato - Fred Uhlman

Storia di un'amicizia che deve fare i conti con l'ideologia nazista. Delicato, intenso, commovente. Un un finale perfetto. Un piccolo capolavoro! Da leggere assolutamente!

Il delitto Rosselli - Mimmo Franzinelli

Mimmo Franzinelli è un noto studioso del fascismo e in tale contesto ha scritto numerosi saggi storici; fra questi ce n’è uno che indaga sulla morte dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, assassinati nei pressi di Bagnoles-de-l’Orne, stazione termale della Normandia, il 9 giugno 1937 da un commando dell’Organisation Secrète d’Action Révolutionnaire Nationale, movimento dell’estrema destra francese più conosciuto con il soprannome di Cagoule. Gli omicidi furono commessi su istigazione del controspionaggio militare italiano e del Ministero degli Esteri del governo fascista. In effetti i Rosselli erano stati da sempre, soprattutto Carlo, ferventi antifascisti, più volte condannati, anche al confino, e riparati in Francia per proseguire alla luce del sole la loro attività di contrasto alla dittatura, accogliendo fra i tanti esuli italiani purtroppo anche spie che tennero costantemente al corrente del loro operato Mussolini e il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano. Considerata la pericolosità dei due fratelli, nel nostro paese si decise di eliminarli e questo fu il frutto di una convergenza di opinioni da parte dello stesso Galeazzo Ciano, di Filippo Anfuso, titolare della Farnesina e fedelissimo a Ciano, e di Santo Emanuele, capo del controspionaggio militare. Nella questione e nella decisione di sopprimere i due fratelli intervennero anche, in posizioni di rilievo, Arturo Bocchini, capo della polizia, Michelangelo Di Stefano, capo dell’Ovra, Mario Roatta, capo del SIM e Paolo Angioi, vice di Roatta. Ad alcuni giorni dagli omicidi la polizia francese riuscì ad individuare i membri del commando, ma stranamente non procedette ad alcun fermo; fu solo nel mese di dicembre dello stesso anno che dopo approfondite indagini quasi tutti i sicari vennero arrestati, circostanza che preoccupò i mandanti tanto più che la magistratura d’Oltralpe riuscì a individuare l’implicazione del governo italiano, che fu avvertito in proposito da quello francese, senza che tuttavia ci fosse un seguito per ragioni puramente politiche con il fine di mantenere rapporti tutto sommati tranquilli fra i due paesi. Si arrivò così alla seconda guerra mondiale senza conseguenze per sicari e mandanti. Tuttavia i magistrati francesi avevano iniziato l’iter processuale nei confronti degli assassini che rincominciò a fine conflitto, ma molti degli imputati non poterono essere ascoltati, o perché morti, o perché si erano resi irreperibili, e così nel novembre del 1948 il processo si concluse, senza peraltro che ci fosse stata una anche minima contestazione per la responsabilità italiana nel delitto. Ci furono indubbiamente delle condanne, ben 27, di cui tre alla pena capitale, ma solo per i latitanti, e 11 assoluzioni, ma chi era processata era l’organizzazione di estrema destra Cagoule, imputata di numerosi reati e omicidi, fra i quali quello dei fratelli Rosselli. Sarebbe stato logico attendere un procedimento analogo in Italia e solo per i mandanti, e in effetti ci fu; tuttavia a poche settimane dall’inizio della prima udienza il generale Roatta riuscì a fuggire, il che non impedì lo svolgimento del processo che si concluse in nemmeno due mesi con le sentenze del 12 marzo 1945 che prevedevano la pena capitale per Anfuso e l’ergastolo per Roatta ed Emanuele. Le sentenze ovviamente furono impugnate, ma finita la guerra, il clima cominciò a cambiare e così il 6 marzo del 1948 finirono con l’essere annullate, trasferendo i relativi procedimenti alla Corte d’Assise di Perugia, che il 14 ottobre del 1949 assolse tutti gli imputati con una sentenza che ha dell’incredibile, vista l’inoppugnabile evidenza dei fatti. Franzinelli ricostruisce tutta la vicenda, partendo dalle origini dell’attività antifascista dei fratelli Rosselli e arrivando alla famosa sentenza di assoluzione; lo fa con competenza ed equilibrio e inoltre come al solito evidenzia le fonti, correda il tutto con note, con i profili biografici dei “cagoulards” e dei mandanti, con riproduzioni fotografiche dei documenti e con diverse illustrazioni.
Il delitto Rosselli è un saggio storico che merita senz’altro di essere letto.

Conspirata - Robert Harris , traduzione di Stefano Viviani

Imperium era terminato con la vittoria di Cicerone alle elezioni del consolato, una rara, per non dire unica, vittoria con consenso unanime, ed è con la sua figura, trascorsi appena due giorni dalla sua investitura che inizia il secondo libro, Conspirata. E’ un avvio tragico, con il rinvenimento del corpo di un ragazzino trucidato a seguito di un sacrificio umano, un segno del destino avverso al nuovo console, che non riuscirà ad avere, nel proprio incarico, il benché minimo periodo di quiete, dovendo anche e soprattutto affrontare il tentativo di colpo di stato di Lucio Sergio Catilina. E’ forse questo il periodo migliore della vita di Cicerone e anche la parte migliore di questo libro, se non addirittura dell’intera trilogia. Catilina è l’arma con cui si vuole esautorare la repubblica, ma l’arma che tiene la spada va cercata altrove; potrebbe trattarsi di Crasso, oppure di Pompeo, ma entrambi sono alleati e manovrati da un individuo la cui perfidia ha dell’incredibile e che concepisce il potere come totale asservimento degli altri alla sua volontà. Il suo nome è Gaio Giulio Cesare, un astro nascente che oltre a splendere sempre di più in cielo tesse continue trame per abbattere chiunque lo ostacoli nei suoi disegni e Cicerone è senz’altro il suo avversario più agguerrito e in breve diventerà il suo nemico. In questo libro la politica diventa il mezzo per raggiungere gli obiettivi di potere e per accrescerli, una serie di sotterfugi, di tradimenti, di alleanze, di violenze, tendenti dapprima a isolare l’avversario, poi a renderlo inviso al popolo e infine a emarginarlo, dandogli dapprima la morte civile, poi anche quella fisica. Devo ammettere che l’abilità di Robert Harris è sconcertante, capace come è di descrivere trame sottili, giravolte imperiose, riuscendo a rendere partecipe il lettore all’angoscia di certi personaggi, fra i quali un Marco Tullio Cicerone che in breve diventa l’ombra di se stesso e che non riesce più a subodorare i tranelli e a scegliere le azioni più mirate per difendersi. L’uomo è stanco e con lui il politico, stanco di combattere un nemico dietro l’altro di quel concetto di Repubblica che ha sempre difeso strenuamente e quando si è in queste condizioni l’unica tattica, estrema, è la fuga; ed è così che si chiude Conspirata, con Marco Tullio Cicerone che a piedi, con un paio di schiavi che portano un po’ di bagaglio e con il fido Tirone, che lui ha da poco liberato, ha preso di notte, di nascosto, la strada per il sud, verso il porto di Brindisi.
Il libro è decisamente bello, con l’azione che non manca, ma con in risalto il grande acume di Cicerone, che solo verso la fine sembra spegnersi di fronte a un destino che lo vede soccombente. Ma non è finita, c’è ancora un terzo libro, Dictator, che sarà oggetto di un altro esame.
Da leggere, mi sembra ovvio.

L'ebrea errante - Edgarda Ferri

Edgarda Ferri ha una straordinaria abilità nel narrarci le vite di personaggi, più o meno noti, della storia, arricchendo lo svolgimento del tema con ampi approfondimenti sull´epoca di questi protagonisti, di modo che si ha la possibilità di ampliare la propria cultura con quadri precisi di periodi passati, dipinti in modo semplice, ma anche esauriente, con un´apprezzabile completezza che tuttavia non pregiudica il piacere della lettura. Che si tratti del grande Vespasiano Gonzaga di Il sogno del principe, o degli anonimi protagonisti del giorno della liberazione di L´alba che aspettavamo, tutti i personaggi oggetto di studio di questa grande narratrice hanno pari dignità, perché tutti sono protagonisti, in misura maggiore o minore, della storia. E´ in quest´ottica che viene presentata al lettore Beatrice de Luna Mendes, nata nel lontano Portogallo nel 1510, moglie fedele di Francisco Mendes, un commerciante di spezie ricco e famoso, ebreo convertito per aver salva la vita e per conservare le sue proprietà, un marrano come erano chiamati appunto gli israeliti che avevano abiurato la loro fede per abbracciare, quasi sempre solo in apparenza, quella cristiana. In un´epoca che vide alcune delle tante persecuzioni, gli ebrei furono costretti a lasciare la Spagna, dopo che i re di Castiglia avevano sconfitto i mori, invece molto tolleranti delle altre religioni, ed emigrarono verso molti paesi, ma soprattutto verso il Portogallo, agli inizi piuttosto permissivo. In seguito, tuttavia, il furore religioso di un frate, Diogo da Silva, confessore reale e capo dell´Inquisizione, travolse anche quel regno, con poche alternative per i giudei: o conversione piena, cioè non solo apparente, o confisca dei beni, esilio e in non pochi casi torture e morte sul rogo. In questo contesto Francisco Mendes si ammalò e morì, lasciando una immensa fortuna che donna Beatrice doveva gestire e amministrare per conto della figlia Brianda, che aveva solo sette anni. La vedova si trovò di colpo in una situazione difficile, perché marrana pure lei doveva essere abile nel dissimulare la sua fede originaria e nel contempo difendersi da chi avrebbe voluto approfittare della situazione. Tuttavia in lei maturò un orgoglio che non solo la spinse a operare per il meglio, ma ad agire, ovviamente nell´ombra, per soccorrere, grazie al denaro e al potere, altri ebrei che non avevano avuto la stessa fortuna. All´inizio si spostò nelle Fiandre, dove il fratello del marito faceva l´intagliatore di diamanti e dove l´Inquisizione era meno forte, poi con il propagarsi in Europa delle guerre di religione cominciò a viaggiare, da Anversa a Venezia, dove riprese il suo originario nome, Grazia Nasi, che era decaduto con la conversione, poi a Ferrara, ad Ancona e infine a Istanbul, dove diventò un personaggio importante alla corte di Solimano il Magnifico. In poco tempo diventò talmente potente da poter trattare con Papi e monarchi; al riguardo fece pressioni più volte sul Pontefice per alleviare lo stato di oppressione degli ebrei romani e pagò un ingente riscatto al viceré spagnolo di Napoli affinché un migliaio circa di ebrei convertiti, accusati dall´Inquisizione di comportarsi da falsi cristiani, potessero lasciare quel regno e trasferirsi nel più tollerante stato ottomano.
Questa magnifica donna si prodigò continuamente per aiutare i confratelli e lo fece fino alla sua morte, avvenuta a Costantinopoli nel 1569; aveva 59 anni e fu pianta dalla comunità israelitica, lasciando anche un ricordo positivo e indelebile alla corte del Sultano.
Edgarda Ferri conferma anche in questo libro le sue indubbie qualità, porta alla ribalta un personaggio che merita ogni rispetto, riuscendo a inquadrarlo perfettamente nella sua epoca, un cinquecento fastoso, ma anche cupo, in un´Europa dove l´intolleranza per lo più prevale, e non solo nei confronti degli ebrei, come testimoniato dalle guerre di religione che divamparono in quel secolo e che durarono fino alla metà del secolo successivo, mietendo migliaia di vittime.
Da leggere, merita senz´altro.

Vola Golondrina - Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli

Pochi giorni prima delle elezioni politiche dell´aprile 1948 a Montefosco, paesino dell´Appennino Tosco-Emiliano c´è una moto che a notte inoltrata attraversa la strada principale con il pilota che canta a squarciagola; la cosa continua fino a quando in una casa abbandonata viene ritrovata la due ruote, anzi tre poiché si tratta di un sidecar, con accanto il cadavere di un uomo con il volto orribilmente sfigurato. Passano diversi anni e si arriva al maggio del 1972, mese in cui si terranno elezioni politiche che riveleranno il successo, inatteso, del Movimento Sociale Italiano; si scopre un altro morto ammazzato, tale Ardito Richeldi, candidato missino e coinvolto in uno scandalo collegato a finanziamenti a gruppi eversivi di destra. Per quanto i due delitti possano sembrare non collegati, piano piano con l´evolversi dell´indagine condotta da una giornalista alle prime armi, si scoprirà che invece lo sono.
La coppia Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli continua a sfornare gialli ambientati sull´Appennino Tosco -Emiliano, questa volta con la particolarità che la narrazione dell´indagine non riguarda un maresciallo dei carabinieri (c´è, ma in pratica non fa niente per venirne a capo, timoroso anche di chissà quali risvolti), ma una giovane giornalista, nativa di Montefosco. Non avrà l´esperienza di un detective, ma di sicuro ha tenacia e quando scopre una traccia si può star sicuri che non l´abbandona più.
Fra l´altro questo Vola golondrina ha la caratteristica non solo di frequenti ritorni dal presente ad anni precedenti, ma anche dell´ambientazione, a tratti a Montefosco, a tratti in Spagna durante la guerra civile, e non è un caso quel Golondrina, un termine spagnolo che significa rondinella e che è il soprannome di una bella rivoluzionaria.
Se a volte la trama può presentare qualche scompenso, se magari induce il lettore a farsi un´idea sbagliata, poi alla fine, come in tutti i gialli che si rispettano, vengono sciolti nodi che parevano inestricabili. Fin qua niente di strano, un percorso obbligato a cui non vengono meno gli autori e in linea con le altre prove precedenti; tuttavia qui c´è qualcosa di diverso, un´appassionata storia d´amore e di amicizia, nel turbinio della guerra, e una profonda umanità espressa dalla giornalista quando avrà una risposta a tutte le sue domande.
Vola golondrina è bello ed è qualcosa di più di una semplice lettura passatempo.

Scipione Gonzaga - Luca Sarzi Amadè

Come era d´uso in tutte le grandi dinastie gli incarichi per la numerosa figliolanza, prima quella legittima e poi quella illegittima, erano predeterminati; in particolare si cercava di avere qualcuno che contava anche nel clero e così, accanto ai principi di ogni signoria, era d´uopo aspirare ad avere un principe della Chiesa. I Gonzaga, una famiglia che ha dominato per lungo tempo, diede i natali, se la memoria non m´inganna, a dodici vescovi e a dieci cardinali, non facendosi mancare anche un santo, che se non aveva poteri terreni, diventava oggetto di culto e infatti ebbe San Luigi.
Nell´ambito di questi incarichi di potere il più famoso fu indubbiamente il Cardinale Ercole, tanto per intenderci si tratta di colui che presiedette il famoso Concilio di Trento, quello indetto per contrastare la Riforma luterana e per questo definito il Concilio della Controriforma. Inoltre, dopo la morte del nipote Francesco III, fu reggente del Ducato di Mantova, occupandosi anche dell´educazione dei parenti giovani, fra i quali ci fu un certo Scipione Gonzaga, nato a Mantova l´11 novembre 1542, e deceduto poi a San Martino dall´Argine il 11 gennaio 1593, figlio secondogenito di Carlo Gonzaga ed Emilia Cauzzi, e pertanto destinato alla carriera ecclesiastica. Il giovinetto dimostrò una buona vocazione religiosa e un interessamento particolare allo studio, tanto che frequentò l´Università di Padova, laureandosi in filosofia e teologia. Il cardinale Ercole apprezzò molto la dedizione e l´intelligenza del nipote, al punto da portarlo con sé a Trento ove si teneva il famoso Concilio e dove nel 1563 l´alto prelato morì. Pur venendogli a mancare la solida sponda dello zio, Scipione diventò principe di Bozzolo nel 1568, brigando non poco per difendere la posizione dai parenti che ambivano il possesso del suo piccolo dominio. L´uomo era indubbiamente intelligente, preparato e volitivo, per cui riuscì a farsi largo per ritagliarsi, più che una fetta di celebrità, un po´ di quel potere che il nome della sua famiglia evocava, così che nel 1587 divenne Cardinale e governò il Monferrato dal 1590. Fu indubbiamente un personaggio, non certo minore, della casata e i traguardi raggiunti lo dimostrano, ma è giusto ricordarlo anche per le sue passioni per la musica, per la poesia e per le collezioni d´arte; di certo non ebbe vita tranquilla, perché cercare un posto al sole voleva dire mettersi in concorrenza con altri e Scipione di nemici se ne fece non pochi.
Luca Sarzi Amadè, sulla base anche dell´autobiografia scritta dall´interessato cinque anni prima della sua morte, narra con questo suo libro la vita di un uomo che non si accontentò di essere una comparsa, ma che ambì, riuscendovi, a raggiungere traguardi prestigiosi. Lo fa con quella meticolosità che gli è propria, curando molto il contesto, onde meglio comprendere i comportamenti del protagonista, con correlazioni a volte forse eccessive, in una profusione di fatti, di personaggi, di costumi che se da un lato stupisce e affascina, dall´altro rischia di far confondere il lettore. Questo è l´unico appunto che ritengo di fare all´opera che peraltro è di notevole interesse per comprendere anche gli eventi salienti di un´epoca, quella della seconda metà del XVI secolo, quella della Riforma e della Controriforma, delle guerre di religione, della Santa Inquisizione, quella della fine di quel meraviglioso periodo culturale che risponde al nome di Rinascimento.

Bombardate Roma! - Mimmo Franzinelli

Nel gennaio del 1954 non avevo ancora sette anni e quindi ero troppo piccolo per seguire la politica nazionale e i maggiori eventi; in seguito, però, già a partire dagli inizi degli anni `60, ho saputo di questo fatto eclatante, nato con la pubblicazione sul settimanale satirico "Candido" appunto del gennaio del 1954 di due lettere risalenti al gennaio di dieci anni prima, firmate da Alcide De Gasperi, e con le quali si esortava gli angloamericani a bombardare Roma, con il preciso scopo di provocare l´insurrezione del popolo insieme ai gruppi di patrioti. Si può ben comprendere la potenza distruttiva di una simile notizia, considerato che Alcide De Gasperi era all´epoca eminente esponente della Democrazia Cristiana ed ex Presidente del Consiglio. Ne nacque una polemica furibonda, che interessò anche altri giornali; alla base c´era una domanda, alla quale nessuno sembrava in grado di rispondere, e cioè se effettivamente De Gasperi avesse sottoscritto quelle lettere.
Apparve del tutto logica la querela sporta da De Gasperi, che negò decisamente di averle scritte e sottoscritte, e a decidere fu chiamato il Tribunale di Roma, il quale sentenziò che si trattava di un falso e senza necessità di ricorrere a una perizia grafologica, sulla base di elementi di certezza che non la rendevano necessaria. In particolare non si riusciva a capire come lettere inviate agli alleati, a uno in particolare che non aveva titoli per riceverle, fossero finite nelle mani di terzi. Con il tempo venne evidenziandosi un intricato complotto che aveva prodotto i falsi con l´evidente scopo di creare una gravissima crisi istituzionale, una sorta di colpo di stato, dietro il quale stavano esponenti dell´estrema destra fascista.
La vicenda è intricata, ma Mimmo Franzinelli si destreggia molto bene riuscendo a parlarne approfonditamente e in modo chiaro sulla base, come di consueto, di solida documentazione. Fra l´altro allega al suo libro una perizia della grafologa giudiziaria Nicole Ciccolo, dalla quale emerge in modo inoppugnabile la falsità totale delle sottoscrizioni. Come sempre in Italia, dove entra la politica, i responsabili, gli autentici mestatori, non ebbero a patire conseguenze. Ben diversa fu la situazione per il querelato Giovannino Guareschi. Infatti, il celebre autore della serie di Don Camillo, riconosciuto colpevole di diffamazione, venne condannato con sentenza del 15 giugno 1954 per il reato di diffamazione a mezzo stampa e scontò la pena inflitta (dodici mesi di reclusione più più altri otto di una precedente condanna con la condizionale di quattro anni prima per vilipendio del Presidente della Repubblica) nel carcere di Parma, essendosi rifiutato di interporre appello, convinto della propria innocenza; ritornò poi in libertà molto cambiato, per non dire distrutto, e non andò meglio al querelante Alcide De Gasperi, provato notevolmente per l´accusa infamante tanto che si ammalò e morì il 19 agosto del 1954.
Da leggere, perché è veramente interessante.

Non lasciarmi - Kazuo Ishiguro

“NON LASCIARMI”
titolo originale “Never let me go”
©2005 Kazuo Ishiguro
traduzione di Paola Novarese
edizione ©Giulio Einaudi

Tre ragazzi, Ruth, Kathy e Tommy, legati da una profonda amicizia, vivono in un collegio ad Hailsham, nella campagna inglese insieme ad altri studenti, dalla fine degli anni ‘90 .
Nessuno di loro (come anche tutti gli altri ospiti) è orfano e nessuno è stato abbandonato.
Sono seguiti da tutori che insegnano loro le varie discipline scolastiche, le arti e lo sport. Crescendo, anche l'educazione sessuale. Quest'ultima spiegata da miss Emily come se si trattasse di geografia. Tutti gli studenti sono sterili.
La trama ruota intorno allo scopo per cui tutti i ragazzi si trovano ad Hailsham, un fine utopistico e sconvolgente per i lettori, anche se non lo è per i personaggi che sembrano accettare il loro destini, cercando, solo in qualche caso, di prorogarlo.

Si presenta diviso in tre parti e 23 capitoli.
Il narratore è Kathy, una dei tre protagonisti, che parla in prima persona e spesso si rivolge direttamente ai lettori; la narrazione è fatta di molti flashback.
Nonostante i cambi temporali la lettura risulta scorrevole e piacevole.
La trama mantiene alta la concentrazione fino alla fine.

Un romanzo che non lascia indifferenti ma soprattutto penetra fino nel profondo dell'anima con la sapienza di Kazuo Ishiguro che ha sviluppato con delicatezza una tematica così singolare e sconvolgente, un'amicizia profonda e una grande storia d'amore.